Dalla parte di tutte le vittime. Dino Frisullo

Dino Frisullo, 11 settembre 2001

A partire dalla guerra di Spagna, con il tremendo passaggio di Hiroshima e Nagasaki, le guerre moderne si combattono a colpi di massacri di civili, distruggendo infrastrutture civili. Dunque questo è un atto di guerra in senso pieno. Noi siamo contro la guerra in generale, la guerra alle città in particolare. Questo atto riempie di orrore, non meno e non più dei bombardamenti sul Vietnam, su Baghdad, su Belgrado. Non di meno, e non di più. Credo che nessuno debba e possa gioire del colpo al cuore della prima potenza mondiale. Credo che nessuno, ai tempi della più tremenda guerra partigiana, potesse gioire di Dresda o Hiroshima rase al suolo. La logica amico-nemico non ci appartiene. Chi ha organizzato questo attacco deve disporre di soldi, mezzi, organizzazione e di una buona dose di fanatismo. Tutte doti che non mancano ad ogni macchina di guerra che si rispetti. E’ possibile che si tratti di una macchina statuale, ed è probabile che gli Usa si attaccheranno a questa ipotesi per dare risposte distruttive allo “stato-canaglia” di turno (l’espressione è di Bush). E’ l’ipotesi più facile, è la scelta più comoda. Quale città colpiranno per prima? Su quale parte del Sud del mondo si avventeranno i bombardieri? L’altra ipotesi è più dura. Gli stati da tempo non hanno più il monopolio della forza, ed ora neppure della guerra. Un’organizzazione non statuale, ma dotata di cospicui mezzi, può scatenare un’offensiva di questo tipo. E come ogni parte in guerra, può avere le sue motivazioni. Le sue “ragioni”. Gli Usa hanno sparso o fatto spargere fiumi di sangue e di dolore in mezzo mondo, in questo sessantennio di pace armata. E’ l’unica potenza al mondo che non abbia mai vissuto una guerra sul proprio suolo. Non c’è bisogno di ricorrere al cliché dell’integrismo: per mezzo mondo gli Usa sono il “Grande Satana” anche senza bisogno di sovrastrutture religiose. Un colosso inattaccabile. Fino a ieri. Questo equivale a giustificare? No. A cercare di capire. Non ci appartiene il terrorismo, nè quando è agito da organizzazioni nè quando è terrorismo di stato. L’attacco agli Usa non è un attacco a “noi”, nel senso diffuso in queste ore a piene mani, di attacco al “mondo libero” (?!), alla democrazia etc. Non c’è nulla in comune fra “noi” e gli strateghi del Pentagono. E’ un attacco a noi in ben altro senso: c’è molto in comune fra “noi” e i civili che fuggivano disperati fra nuvole di polvere sul suolo insanguinato. Il loro terrore era lo stesso dei vietnamiti, degli jugoslavi, degli irakeni. Degli abitanti di San Lorenzo a Roma, mezzo secolo fa. E’ un attacco a noi anche perchè si cercherà di schiacciarci nella logica della guerra. Con gli Usa, o contro la civiltà. E macchine repressive ancora più militarizzate schiacceranno chi dissente, individui, collettivi o popoli. Come in tempo di guerra, appunto. Lo sgomento che viviamo non è diverso da quello vissuto dieci anni fa, davanti allo spettacolo dei traccianti sui cieli di Baghdad. E’ lo sgomento dell’impotenza, dell’espropriazione, di fronte alla morte che viene dall’alto. Siamo contro tutte le guerre. Anche contro questa guerra. Siamo per un altro mondo, in cui nessuno possa decidere della vita o della morte altrui schiacciando un pulsante, che si tratti del telecomando di una bomba o del comando di lancio di un jet. In cui nessuno debba guardare al cielo con paura, che si tratti del cielo di New York o di Gaza. Ma proprio per questo, siamo e restiamo fermamente contro la Nato e il suo riarmo nucleare, siamo e restiamo contro tutti i signori della guerra, in divisa e non. Siamo e restiamo contro i gendarmi dello sfruttamento, a partire dalla macchina militare Usa, e contro quel comando unico che scatena e innesca, anche contro sè stesso, logiche di guerra. Siamo per un altro ordine, che s’imponga dal basso. Siamo dalla parte delle vittime. Quelle di oggi, e quelle di ieri. Tutte.

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Informazioni su Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria, dell'Associazione Culturale Peppino Impastato e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora tra gli altri con Telejato.it, Popoff Quotidiano e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e rotta adriatica del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di marcare la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.

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