Di peri, Gomorre e mafie abruzzesi … ci sono da anni ma v’ se’ cichit’ fin’ e moo’?!

L’Abruzzo una volta era definita la “Regione Verde d’Europa” (anche se sono ormai 15 anni che prosegue l’assurdo teatro sul Parco Nazionale della Costa Teatina…), adesso dovremmo definirla sempre più la regione dei … peri. E’ incredibile l’alto numero, anche in questi ultimi giorni e settimane (su altre vicende eclatanti tornerò – spero – nei prossimi giorni …), quante persone cadono dal pero. Nelle ultime 48 ore tutto un fiorire di “auà che sfarzo”, di riferimenti a Gomorra e Mafia Capitale, ai Casamonica e così via … Peccato che non si è scoperto nulla di nuovo sotto il sole e che, al netto degli episodi specifici, la situazione è sotto gli occhi di chi vuol vederla da tantissimi anni. A dimostrazione mi permetto di ricordare l’articolo che uscì sul numero 32 di dicembre 2013  (quasi 3 anni fa!!) della rivista Casablanca, diretta da Graziella Proto. A cui poi si aggiunse, in una sorta di completamento, l’articolo uscito sul numero 37 scritto insieme a Davide Ferrone. Essendo stato scritto quasi 3 anni fa, ovviamente, non tiene conto degli sviluppi giudiziari avvenuti nel frattempo per singole vicende. Ma la situazione generale, l’impianto (e non solo) documentano quanto scritto sulle cadute dal pero. “Apri il giornale, c’è l’ispirazione” cantano i Nomadi. E chi ha occhi per vedere veda ….

Alessio Di Florio

 

 

PESCARA OMBELICO DEL… TRAFFICO

Pescara, guerre tra clan e supermarket delle droghe

Casablanca32 Tre organizzazioni criminali miste italiane e straniere sono sotto i riflettori degli inquirenti di Pescara, città snodo nel traffico internazionale di droga. Brandelli di storia celebrano attività, soprusi e violenze. Pescara grazie alla sua collocazione territoriale, è stata sempre fulcro dell’economia e dei trasporti ma così come sono facili i commerci legali, lo sono anche quelli illegali, a partire dal traffico delle droghe.

A Pescara il dominio sul mercato della droga si è imposto con la forza delle armi. E il mercato non regolare delle armi sembra essere di facile accesso.

Alcune settimane fa sono stati resi noti dagli inquirenti i dettagli dell’operazione internazionale Ellenika che ha stroncato 3 diverse organizzazioni criminali dedite al traffico internazionale di stupefacenti tra Afghanistan, Balcani e Italia e base principale in Abruzzo. Ellenika si è sviluppata in 4 anni tra Abruzzo, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia e Sicilia, Albania e Kossovo, 71 persone arrestate, due quintali di eroina e cinque quintali di marijuana sequestrati.

La prima organizzazione che importava direttamente eroina dall’Afghanistan tramite importatori turchi, era radicata in Albania ( tra Durazzo e Tirana)  ed in Kosovo (a Prizren), e collegata con Pescara (principale snodo per lo smercio dell’eroina introdotta in Italia), La Spezia, Milano, Bergamo, Padova, Udine, Asti, Mantova, Firenze, Roma, Ravenna, Imola, Bologna,  Taranto, Bari e Lecce.

La seconda organizzazione era dedita allo spaccio dell’eroina,  con base in Bosnia e collegamenti in tutta Europa.

La terza organizzazione gestiva il traffico di eroina e altri stupefacenti nella Provincia di Pescara e nelle province limitrofe.

Le indagini hanno individuato ancora che a Kamnik (Slo) un gruppo, oltre a reclutare corrieri per il traffico di droga, si interessava anche dell’ingresso in Italia di pistole semiautomatiche e kalashnikov. A capo della “base abruzzese” secondo gli inquirenti c’era la famiglia Gargivolo, nel cui “album di famiglia” troviamo un ex componente della Banda Battestini . Secondo gli inquirenti, gli arrestati della famiglia Gargivolo avevano cominciato a “lavorare” anni fa, prima di “mettersi in proprio” tramite rifornitori provenienti dall’Albania e con una rete di spacciatori che copre tutta la città, da San Donato a Zanni.

La Città di Pescara è situata in una favorevole collocazione territoriale, al centro della Regione Abruzzo a sua volta centrale nello Stivale, una posizione che le consente di essere fulcro dell’economia e dei trasporti locali come altre grandi città, tra cui Roma.

Una situazione che le ha permesso di essere da sempre protagonista nell’industria e nel commercio, ma ha anche risvolti purtroppo negativi: così come sono facili i commerci legali, lo sono anche quelli illegali, a partire dal traffico delle droghe. La collocazione geografica di Pescara, tra l’altro, è abbastanza speculare proprio alla Capitale, dove uno dei più importanti clan – i Casamonica – è arrivato negli Anni Settanta proprio da Pescara.

LA BANDA BATTESTINI COME LA BANDA DELLA MAGLIANA?

Un clan, quello dei Casamonica, che il responsabile della Squadra Mobile di Roma – in un’intervista non molto datata – ha quantificato in almeno un migliaio di affiliati mentre, nello stesso periodo, la DIA valutava in 90 milioni di euro i capitali a disposizione del clan. Secondo le innumerevoli inchieste giudiziarie che ne hanno coinvolto esponenti, i Casamonica dominano il traffico della droga a Roma nelle zone dell’Anagnina, dell’Appia, della Romanina e sulla Casilina, fino a Frascati senza aver mai troncato del tutto i rapporti con la regione di provenienza grazie ai rapporti mantenuti più o meno occasionalmente con i Di Silvio, i Cena, gli Spinelli e i De Rosa.

Una inchiesta della magistratura di poco più un anno e mezzo fa ha evidenziato che i Casamonica già da tempo avrebbero assunto il ruolo di “braccio armato dei più grandi usurai romani”

E in questa occasione spuntò il nome di Enrico Nicoletti, l’ex cassiere della Banda della Magliana arrestato il 27 febbraio 2012 e attualmente detenuto a Rebibbia in attesa di scontare la pena di sei anni e sei mesi per associazione a delinquere finalizzata ad usura, estorsione e rapina.

La Banda dei fratelli Battestini, con una storia simile alla romana Banda della Magliana, che seminò il terrore tra la fine degli anni settanta e la metà degli anni ottanta fu protagonista di 114 rapine tra Abruzzo e Marche e 2 omicidi. Arrestati una prima volta il 29 gennaio 1985, alcuni componenti della banda furono protagonisti di una sanguinosa fuga dal carcere di Pescara. Massimo Ballone, Claudio Di Risio, Raimondo Coletta, Francesco Gentile, Carlo Mancini e Franco Patacca, evasero dal carcere armati di pistola e coltelli, uno dei quali colpì il maresciallo Polidoro Legnini sfiorandogli il cuore. La fuga terminò un mese dopo, quando furono tutti rintracciati nel quartiere San Basilio a Roma e, nel conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, rimasero uccisi Mancini e Gentile. Uno dei due fratelli Battestini, Rolando, morì suicida nel carcere di Campobasso nel marzo del 1992. Tra i componenti della Banda anche Valerio Viccei, rimasto ucciso mentre tentava il colpo ad un portavalori lungo la provinciale che collega l’Adriatica ad Ascoli Piceno, passato alla storia come la mente della rapina più grande della storia: circa 140 miliardi sottratti il 12 luglio 1987 dal caveau del Safe Deposit Center di Londra.

Analogamente alla Banda della Magliana, il nome della Banda Battestini non è mai definitivamente uscito dalla storia criminale regionale e alcuni suoi appartenenti continuano ad essere protagonisti della cronaca nera di questi anni. Il 20 gennaio 2012 viene assassinato, mentre stava chiudendo il negozio di vernici che gestiva, Italo Ceci, considerato il “pentito” della Banda Battestini. Ceci era “rientrato” nella società, cercando un riscatto civile dopo gli anni della banda. E ci stava riuscendo, così come testimoniarono le tantissime dichiarazioni d’affetto e la grande commozione seguiti al suo assassinio. Ceci era considerato quasi un “angelo protettore” dai residenti e dai commercianti: la sua presenza dava sicurezza in una zona considerata da molti luogo di spaccio.

Nomi come Massimo Ballone e Claudio Di Risio quasi periodicamente ricorrono nella cronaca nera pescarese. A fine settembre 2006 un giro di vite porta all’arresto della “banda dei kalashnikov”, 9 persone vengono arrestate con l’accusa di aver organizzato alcune rapine a portavalori in perfetto stile militare compiute in diversi anni tra Pescara e Chieti che, a più di qualcuno, avevano riportato alla mente proprio i tempi della banda Battestini. Tra gli arrestati compare proprio Ballone  che, secondo il proprio avvocato, avrebbe però avuto un ruolo “di secondo piano”.

 

 ARMI, DROGA, RICICLAGGIO, RICETTAZIONE

Uno dei coinvolti nell’inchiesta  sulla banda dei kalashnikov fu arrestato nel gennaio 2009  durante un’indagine tesa a stroncare un’associazione mafiosa dedita al narcotraffico internazionale, al riciclaggio, alla ricettazione e alla violazione della legge sulle armi.

Nel marzo 2011 viene fuori che sono almeno sei gruppi dediti allo spaccio sulla piazza pescarese, con incursioni anche nelle province di Teramo e Chieti e in altre regioni. Nella rete degli inquirenti finì, tra i tanti, Claudio Di Risio.

La droga veniva importata in Abruzzo dall’Albania, da Napoli o dal Nord Italia.

L’11 luglio scorso Claudio Di Risio fu vittima di un agguato davanti casa, colpito da sei colpi di pistola di cui due alle gambe. Quattro giorni dopo, alle 3 e 10 del mattino, quattro colpi d’arma da fuoco (una pistola che i rilievi effettuati sul posto hanno evidenziato avere lo stesso calibro di quella responsabile del ferimento di Di Risio) vengono sparati verso la sua abitazione. Un atto che fu definito un segnale intimidatorio.

Si spara sempre più e con grande facilità a Pescara, vari sono stati i sequestri di armi da parte delle forze dell’ordine. Si spara e si arriva anche ad uccidere. Nel solo 2012, oltre ad Italo Ceci, furono assassinate altre due persone e la sera del 25 aprile una prostituta fu vittima di un altro agguato. Questi ultimi 3 fatti di cronaca hanno coinvolto tutti esponenti di una sola famiglia: quella dei Ciarelli. Una famiglia da tantissimi anni protagonisti della cronaca giudiziaria, a partire dal traffico di stupefacenti. Una zona di Pescara, quella tra Rancitelli e Ferro di cavallo di via Tavo, è considerata un vero e proprio supermarket della droga, un centro commerciale che costituisce un punto di riferimento anche per lo spaccio di altre zone della Regione. Nell’ottobre 2007 una retata antidroga evidenziò il rifornimento del Vastese a Rancitelli, mentre fonti investigative hanno rivelato che anche chi distribuisce la droga sulle piazze di Ancona, di Campobasso e dell’Aquila si rifornisce a Pescara.

Ma sarebbe un gravissimo errore ipotizzare l’esistenza di una netta separazione tra alcuni quartieri, completamente avulsi dal contesto cittadino dove sarebbero confinati tutti gli spacciatori e i tossico dipendenti, e il resto della città che subirebbe solo questa vicinanza geografica. Perché i fiumi di droga che giungono sulla costa abruzzese e a Pescara, approdano nelle piazze e nei luoghi più impensati.

Nel marzo 2009 una massiccia operazione anti-droga a Pescara ha stroncato un traffico i cui terminali erano i locali di Pescara vecchia, la zona della movida. Tra i consumatori ci sono moltissimi esponenti della “Pescara bene”.

Gli inquirenti nel gennaio 2005 colpiscono quello che considerarono un vero e proprio sodalizio tra i Ciarelli e persone provenienti dall’Albania, sostenendo l’esistenza di una fittissima rete tra Pescara, il Nord Italia, l’Albania stessa e la Puglia, dove gli Spinelli avrebbero garantito l’aggancio con alcuni esponenti di spicco della Sacra Corona Unita.  Anche a seguito di operazioni come queste, i canali di rifornimento del mercato pescarese della droga negli ultimi anni si sono spostati da Albania e Puglia alla Campania, portando al rafforzamento del connubio tra i mercati e i mercanti delle due regioni.

I membri della famiglia Ciarelli, considerati da inquirenti e stampa locale un vero e proprio clan, appaiono tra i maggiori protagonisti dello spaccio di stupefacenti. Giunti dal vicino Molise quarant’anni fa circa (casualità vuole proprio negli anni in cui i Casamonica da Pescara si diressero verso Roma), dagli Anni Novanta sono considerati tra i padroni del mercato della droga. La loro ascesa viene fatta iniziare in quello che fu definito il “battesimo del sangue”: a cavallo tra gli Anni Settanta e Ottanta, sentitosi offeso per non essere stato invitato ad una festa di battesimo, uno degli esponenti della famiglia irruppe a Silvi durante la festa sparando.

Spaccio, violenze, aggressioni, omicidi.

L’ultimo che risale all’anno scorso avvenne il 2 luglio. Uno dei testimoni oculari, arrestato nel gennaio scorso per spaccio di stupefacenti, è stato mortalmente stroncato da un’overdose il 12 luglio scorso. In un primo tempo disse agli inquirenti che sul luogo del delitto era presente un membro della famiglia Ciarelli, ritrattando in sede di incidente probatorio. Durante le intercettazioni delle conversazioni del suo cellulare, la polizia lo ascoltò mentre dichiarava alla fidanzata di essere ancora vivo solo perché aveva ritrattato. Gli inquirenti dalle stesse intercettazioni ipotizzarono che, dopo aver ritrattato, fosse diventato vedetta al Ferro di Cavallo per due donne del clan. Segnalazione che indusse il giudice a inserire parte delle sue iniziali dichiarazioni nel processo che, due giorni prima della “morte anomala” (sono parole dell’avvocato della famiglia), si era concluso con la condanna in primo grado a 21 anni dell’imputato.

 

 

Alessio Di Florio

 

 

 

A questo link è possibile leggere integralmente il n. 32 di Casablanca

http://issuu.com/casablanca_sicilia/docs/cb32

 

4 – Pippo Fava …dopo trent’anni

7 – Rino Strano In nome del Popolo Siciliano

9 – Fulvio Vassallo Paleologo Ma Quale Europa?

13 –Guerra alle migrazioni e ai Migranti Antonio Mazzeo

16 – Eleonora Corace Non si può morire due volte

19 – Mi distacco, coraggio o follia? Graziella Proto

22 – Carceri… Brutto, sporco e cattivo Roberto Bezzi

24 – Mario Ciancarella Strage di Ustica… diretta complicità “interna”

26 – Malala un nome che è anche destino – Franca Fortunato

29 – Gisella Modica U Cunto delle Donne

32 –Alessio Di Florio Pescara, ombelico del “Traffico”

35 – Librino, armiamoci e spazziamo Piero Mancuso

Le Brigantesse e Le Pantere – Rugby femminile

38 – La Marcia su Porta Pia Massimo Lauria

42 – Salvatore Coppola, un UOMO di altri tempi

Marilena Monti, Giacomo Pilati, Daniela Thomas

46 – Lettere dalle città di frontiera

48 – Libri e Riviste dalle città di frontiera

53 – Evento: la Memoria di Stefania Noce

La copertina di Elena Ferrara

Un grazie particolare a Mauro Biani

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Informazioni su Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria, dell'Associazione Culturale Peppino Impastato e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora tra gli altri con Telejato.it, Popoff Quotidiano e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e rotta adriatica del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di marcare la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.

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