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Alexander Langer - Alessio Di Florio - blog personale

mafie ingiustizie oppressioni sono valanghe di merda

Tag: Alexander Langer

Italia sotto inchiesta

Quasi un mese. Una lunga attesa. Ma sicuramente ne è valsa la pena. Italia sotto inchiesta, pubblicato da Meltemi Editore, è un libro da leggere tutto d’un fiato. Dalla prima all’ultima pagina. Un viaggio lungo lo Stivale, illuminando le zone grigie e gli angoli bui della nostra società. Un primo dato colpisce, o almeno dovrebbe. Gli autori sono tutti giovani, poco più che trentenni o al massimo poco più che quarantenni. Un dato che dona speranza, che fa capire che in questa società non tutto è perduto. Mentre per anni ci hanno ripetuto il mantra di ogni colpevolezza e nefandezza di una gioventù amorfa, senza slanci, che “non fa nulla”, incapace, ragazze e ragazzi hanno scelto la loro strada. Una strada impervia, difficile, coraggiosa. Ma ben battuta. Sono giovani che si sono guardati intorno, si sono interrogati e non sono rimasti in silenzio. Mentre gli adulti con un dito puntano inquisitori sulla generazione successiva, e con un altro impongono troppo spesso silenzio, omertà, connivenza, servilismo e vigliaccheria di fronte al potente e al prepotente di turno. E dona speranza (mi si scusi il breve accenno anche autobiografico) a tutti noi che una strada non l’abbiamo ancora trovata, che ci barcameniamo cercando di capire come donare il proprio contributo ad una società più giusta e libera, a non rimanere in silenzio e trovare gli strumenti per tenere sempre alta la testa e non considerare la schiena dritta solo una questione ortopedica. Certamente anche per errori e sbagliate valutazioni personali, per mancanza di intuito e bravura. Ma anche perché non aiutati dal mondo che ci circonda, dal piccolo mondo borghese nel quale si è stranieri anche se si è nati e si vive quotidianamente nel suo ventre.

31108291_10211767883376176_6389789585479565312_n Come avevo scritto in un messaggio a Nello e Sara non avrei risposto all’appello lanciato su facebook (https://www.facebook.com/antonio.crispino.758/posts/10156526455125934 https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10215696985848387&set=a.1138517953861.142603.1554757901&type=3&permPage=1 ) con un selfie, mettendomi in mostra accanto alla copertina del libro.  L’ho fotografato accanto ad altri libri che svettano nella mia personale biblioteca. Libri che ogni tanto riapro per leggerne qualche brano. Libri che raccontano vite e storie che si stampano nel cuore e infiammano l’animo. Libri non solo da leggere ma che pretendono movimento, passione civile, che impongono di non rimanere inerti di fronte allo “stato di cose presenti”. Ma di impegnarsi ogni giorno, quotidianamente, per strappare all’inferno dei viventi quel che inferno non è. Per essere atomi positivi negli interstizi del disordine e delle lacerazioni di questo nostro mondo. La denuncia e la lotta alle mafie, al crimine organizzato, al “sovversivismo delle classi dirigenti”, alla criminalità imprenditoriale e di tutti i colletti bianchi soffre terribilmente di una lettura distorta. E’ sentore comune che chi la fa è una sorta di notaio dello status quo, una persona che persegue solo ed unicamente il rispetto formale e totale dei codici, delle leggi, dell’ordinamento giudiziario. Un difensore dell’ordine costituito. In alcuni c’è anche questo. Ma non è così, non deve essere così. E’ impegno per la giustizia, per la libertà, per schierarsi con gli ultimi e i deboli, gli impoveriti e i più fragili. La corruzione, le mafie, la malapolitica, l’interesse dei colletti bianchi e dei cravattari che fagocita il bene comune colpiscono soprattutto loro. Quando si sceglie un potente, quando squallide consorterie fanno deragliare verso i loro meschini interessi, si ruba a loro, si sequestra il loro destino e li si uccide. Non si può, quindi, sognare e impegnarsi per un mondo migliore, più giusto, più equo, più umano, senza denunciare e lottare contro lor signori. Farlo è un tassello fondamentale del guardare questo mondo “con lo sguardo delle vittime”, dello schierarsi dalla loro parte. Come fece Dino Frisullo. O come fece Roberto Mancini, la cui vita è raccontata in “Io morto per dovere”. Roberto tutta la vita ha lottato per rendere questo mondo migliore, per denunciare i criminali che hanno avvelenato la sua terra, assassinato migliaia di persone. Come disse il suo impegno era “garantire i diritti per migliorare, nel nostro piccolo, il mondo che ci circonda, la vita delle persone”. Alexander Langer, ai piedi dell’albero sul quale spezzo la sua esistenza terrena, scrisse che dovevamo “continuare in quel che è giusto”. Quel qualcosa che deve irrorare il nostro quotidiano impegno, che deve costruire una forza nonviolenta e radicale che rovesci le sorti della Storia, che dia voce ai piccoli, a chi è schiacciato dalle “regole” dell’alta finanza e della globalizzazione, del profitto ad ogni costo (e non è forse questa la prima e più importante regola dell’imprenditoria e della politica mafiosa?!). Senza compromessi al ribasso, senza nessuna certezza e nessun “interesse di scuderia” se non – appunto – i piccoli e gli ultimi, i deboli, le vittime e i più fragili di ogni latitudine e la sete ardente degli ideali umani più alti.

 

Le minacce ai cronisti coraggiosi, commemori-amo Peppino Impastato con l’impegno

Le minacce a Paolo Borrometi e a Federica Angeli, l’azione legale “record” che ha colpito Nello (https://www.articolo21.org/2018/04/azione-legale-record-contro-gli-autori-di-notizie-vere-chiesti-39-milioni-di-euro-di-risarcimento/ https://www.articolo21.org/2018/04/una-querela-bavaglio-da-39-milioni-di-euro-per-intimidire-nello-trocchia/ ) e anni fa gli autori de “Il Casalese”, a Rino Giacalone, a Salvo Vitale o Antonio Mazzeo (solo per citarne alcuni), (ma andando indietro a ritroso negli anni mi vien da ricordare che quando iniziai con PeaceLink una delle prime persone che conobbi fu Carlo Ruta – che stava indagando sull’assassinio Spampinato e alcuni ambienti in odor di massoneria locali – e l’incredibile odissea giudiziaria che stava subendo e che portò alla chiusura di un suo blog), gli attacchi subiti da Fanpage per le loro recenti inchieste su rifiuti e non solo, le aggressioni ad alcuni giornalisti anche negli ultimi giorni, le minacce ricevute nei mesi scorsi dalla redazione de “I Siciliani”, tantissimi altri fatti che ogni anno colpiscono cronisti che per qualcuno hanno avuto la “colpa” di voler raccontare con coraggio e senza filtri, impongono l’impegno di tutte e tutti. E non è solo questione, ovviamente, degli ultimi tempi. Era il 2004 quando iniziai con PeaceLink e, dopo pochi mesi, ci imbattemmo nella vicenda dello storico Carlo Ruta. Denunciato e condannato dopo aver pubblicato articoli sull’assassinio Spampinato e alcuni ambienti in odor di massoneria locali. Si tentò di portare anche in parlamento la sua vicenda all’epoca. A dimostrazione di come ci sia parte del main stream che ha seri problemi con la verità nuda e cruda chi raccontò nei Sacri Palazzi la sua vicenda fu accusato di “razzismo” contro i massoni. Dagli stessi ambienti che oggi un giorno si e l’altro pure giustificano la loro propaganda nazionalista e xenofoba sparlando un giorno e l’altro pure di finanza massonica (e indovinate un po’ che ci “scappa” ogni tanto dopo … ovviamente giudaica o ebrea), di piani d’invasione per la distruzione etnica dell’Italia e aberrazioni simili. Senza dimenticare la vicenda del documentario “Mare Nostrum”, prodotto dalla RAI ma mai mandato in onda. 14 anni fa con Articolo21 e MeltingPot costruimmo anche una campagna di “sensibilizzazione sull’informazione sociale” (https://www.peacelink.it/migranti/i/2030_1.html ) per denunciare la censura sul documentario che denunciava quel che accadeva dentro il Cpt “Regina Pacis” di Lecce. Sono passati quasi 3 lustri ma il silenzio – anche sui successivi affari moldavi di Cesare Lodeserto (il gestore del Cpt) dopo la sua chiusura. E  gli stessi ambienti politici  che riempiono la loro propaganda – ieri come oggi – di “profughi negli alberghi”, “business dell’immigrazione” e  odio verso i migranti si schierarono tutti compatti nel difenderlo. Quando Lodeserto fu arrestato un quotidiano attaccò chi denunciò affermando che avremmo fatto arrestare anche San Francesco.

Sulla scia delle esperienze delle Scorte Civiche, dopo la recente indagine che ha portato a rendere pubbliche le minacce a Paolo Borrometi, è avanzata la proposta di rilanciare, riproporre, pubblicare, farsi tutti carico delle sue inchieste, delle inchieste dei giornalisti di frontiera, di coloro che con coraggio denunciano e documentano ogni giorno (https://www.articolo21.org/2018/04/appello-per-illumonarr-i-cronisti-minacciati-le-prime-adesioni/ ). E’ una proposta rivolta sicuramente alla stampa. Ma che può chiamare chiunque. Fra poche settimane sarà il quarantennale dell’assassinio di Peppino Impastato. Qualche anno fa mi permisi di scrivere che “Peppino Impastato siamo noi, nessuno si senta escluso” (https://www.articolo21.org/2013/05/peppino-impastato-siamo-noi-nessuno-si-senta-escluso/ ).  Tra un meme e una canzone, tra una citazione d’effetto e l’altra sui social, tra una retorica e l’altro, sarebbe questa la migliore commemor-azione di Peppino. Non commemoriamo un “laico santino” ma lasciamoci ardere dal fuoco vivo dell’indignazione, della passione, del coraggio. Senza rassegnarsi, senza mai voltarsi dall’altra parte, facendo sempre più, ognuno nel suo territorio, ognuno tutte le volte che può, nomi, cognomi, trame, intrighi, affari, complicità delle clientele, delle cricche, delle mafie, dei potenti e dei prepotenti. Senza mai pensare che è tutto inutile, che alla fine il compromesso è obbligatorio. Perché non è così. Non lasciamo mai soli i migliori cronisti del nostro Paese, impegnandoci da cittadini attivi e responsabili, che prendono a cuore il bene comune e inondano del fresco profumo della libertà rifiutando il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Italia sotto inchiesta guida per illuminare altre periferie

In una recente intervista Nello ha dichiarato che “c’è bisogno che le province vengano illuminate a giorno”. Provando ad illuminare alcune zone grigie e ben poco nominate e conosciute della mia Regione, ho provato nei giorni scorsi a farmi guidare anche da “Italia sotto inchiesta” (https://www.peacelink.it/abruzzo/a/45310.html ). Dall’inchiesta di Giorgio Mottola che ha posto fari sulla borghesia e sull’élite mafiose, dal racket delle case popolari denunciato da Antonio Crispino (e che è la plastica dimostrazione di come la violenza, la prepotenza e la corruzione criminale ruba ai poveri togliendo loro diritti …), dall’inchiesta di Amalia De Simone sulla mafia nigeriana e sullo sfruttamento della prostituzione. Un’inchiesta durissima che fa stare veramente male anche dopo giorni (e ancora esprimo massima ammirazione per il coraggio e la forza di portarla avanti). Un’inchiesta che, in alcuni tratti, mi ha portato a pensare all’assassinio di Pamela Mastropietro e a Macerata. In tutto quel che è stato detto, ridetto, nei fari accesi e nel torrente dei social fa riflettere che su una recentissima inchiesta di Rainews c’è il silenzio più totale http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Gli-insospettabili-nei-festini-a-luci-rosse-6e42f953-0a7e-4de0-8838-ddcb950c3969.html . Avrei voluto farmi guidare anche dall’inchiesta di Nello sul “governo dei massoni”. Ma in Abruzzo la massoneria è più che tabù. Di fatto le ultime notizie certe sono di oltre vent’anni fa, quando la “Guglia d’Abruzzo” finì nell’inchiesta del giudice Cordova. Per il resto sbucò ai tempi di Sanitopoli (http://www.primadanoi.it/news/regione/520612/Del-Turco–segnali-e-misteri-di-una-classica-storia-italiana.html  ), qualcuno la nominò per affermare che in una ASL abruzzese favorirebbe le carriere e in un’altra ostacolò e ritardo la rimozione di un alto dirigente, questa lettera anonima nel 2015 agitò leggermente le acque http://www.primadanoi.it/news/cronaca/561517/Lettera-aperta-ad-un-massone-e.html , a Vasto anni fa un incontro massonico avvenne nel più totale “riserbo” http://www.zonalocale.it/2014/01/20/vasto-al-teatro-rossetti-riunione-privata-della-massoneria/8400?e=vasto http://www.zonalocale.it/2014/01/21/massoni-al-teatro-rossetti-molino-chiede-chiarimenti-al-comune/8424?e=vasto , c’è chi affermò che a Teramo sarebbe molto “fiorente, importante e potente” http://www.primadanoi.it/news/cronaca/525444/Massoneria-a-Teramo—fiorente–importante-e-potente-.html , ovviamente è stata tirata in ballo nel post terremoto aquilano (http://www.primadanoi.it/news/cronaca/550910/Abruzzo–Tangenti-L-Aquila-.html http://www.primadanoi.it/news/terremoto/534726/-Ndrangheta-e-Massoneria–la.html ), altre vicende sbucano ogni tanto  http://www.primadanoi.it/news/inchieste/258/Due-procure-sulla-Valle-del-Giovenco-e-gli-affari-nel-pallone.html , come sospetti di cavalieri e alti colletti bianchi. Ma alla fine tutto svanisce nel porto delle nebbie, tutto torna nell’oblìo …

E della necessità di illuminare a giorno le province ne abbiamo avuto dimostrazione anche in queste ore. Tutti i riflettori puntati sul Molise per le elezioni regionali. Ore e ore di trasmissioni televisive, pagine e pagine di giornali. Ma, incredibilmente, sullo sfondo è rimasto proprio il Molise … eppure la cronaca di questi giorni è stata animata da episodi che dovrebbero far riflettere e accendere riflettori sulle zone grigie di questa Regione.

Lavoro sicuro, 8 imprenditori denunciati. Violazioni pure nelle mense

http://www.primonumero.it/attualita/news/1524220848_provincia-di-isernia-lavoro-sicuro-8-imprenditori-denunciati-violazioni-pure-nelle-mense.html

Operazione “Periferie sicure”, sequestrati droga, coltelli e 4 auto

http://www.primonumero.it/attualita/news/1524309277_isernia-e-provincia-operazione-periferie-sicure-sequestrati-droga-coltelli-e-4-auto.html

Montenero di Bisaccia – Foce Trigno, divampa il fuoco: fauna in pericolo e danni. Fiamme partite dai rifiuti abusivi

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27799

Droga ’in viaggio’ su treni e bus da Napoli, duro colpo allo spaccio

http://www.primonumero.it/attualita/news/1524404163_nuovi-dettagli-sull-arresto-del-dominicano-droga-in-viaggio-su-treni-e-bus-da-napoli-duro-colpo-allo-spaccio.html

Santa Croce di Magliano – Boato nella notte, incendio all’ingresso del municipio. Pochi mesi fa un attentato simile

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=27807

Alessio Di Florio

O stiamo con gli scartati o siamo da scartare

C’è solo la strada su cui puoi contare, la strada è l’unica salvezza” cantava Giorgio Gaber. E la strada, è l’unica salvezza possibile anche per noi. Chi osserva quel che sta succedendo a livello nazionale (e non solo), un giovane che vorrebbe fare militanza, una persona che vorrebbe votare a sinistra, chiunque sente sulle spalle la necessità di lottare per migliorare questo mondo, per combattere l’ingiustizia e l’emarginazione capitalista, vede tutt’altro. Sempre più appare tutta una questione di segreterie, palazzi, scuderie. C’è chi dice che  la sinistra è sparita e le sue ideologie son buone solo per i musei. C’è chi la sinistra la cerca e dice di non trovarla. Perché la cercano e la vogliono confinare nei palazzi e nei luoghi sbagliati. Ma la storia della sinistra non è la storia nauseante, traditrice, meschina, in cachemire e poltronismo, opportunismo e tradimenti che piace a loro. E’ la storia degli oppressi, dei vecchi sindacalisti anarchici, dell’antagonismo di ogni epoca, dei comunisti clandestini, degli impoveriti e dello straccio rosso di Pasolini raccolto dalla polvere e sventolato ad ogni latitudine. Nel 2013 a distanza di poche ore furono assassinati Dax e Rachel Corrie. Un filo rosso li unisce. La lotta contro ogni imperialismo e oppressione. Perché o si è internazionalisti o non si è. La lotta kurda, nel sahara occidentale, palestinese, latinoamericana, di ogni popolo oppresso e resistente è la nostra lotta. La stessa lotta degli scioperi delle mondine dell’Ottocento, dei senzatetto nei latifondi, di chi si è opposto alla bestia nazifascista, degli operai nei primi decenni della rivoluzione del capitalismo industriale. La sinistra dei compromessi, dei salotti romani, dei palazzi di regime, la sinistra che considera più importante l’accordo al ribasso del grido di dolore, di rabbia, di indignazione di chi viene avvelenato, oppresso, assassinato dal profitto, dalle mafie e dal capitalismo non è sinistra.

12017628_10207867460310210_7518193109520325260_o L’anno scorso mi son permesso di inviare una nota ad alcune compagne e compagni, chiedendo provocatoriamente “Dovremmo gridare sempre più e invece si appare afoni. Perché?” (http://heval.altervista.org/dovremmo-gridare-sempre-piu-e-invece-si-appare-afoni-perche/ ). Attorno a noi le ingiustizie del capitale, la disumana brutalità delle classi dirigenti, il loro sovversivismo, l’aumento dirompente di emarginati, sofferenti, deboli, impoveriti, disoccupati, malati abbandonati, aumentano sempre più. E la “politica” è sempre più egemonizzata da chi agita l’odio sociale tra le classi degli ultimi e dei penultimi, incanalando la rabbia sociale lontana dal “padrone”, e la “lotta di classe dall’alto”. Si oscilla drammaticamente tra il nazionalismo patriottico più osceno e il capitalismo più spietato. Per anni abbiamo, giustamente, denunciato il razzismo e la divisione tra “italiani” e “stranieri”. Le destre e i padroni questa distinzione l’hanno superata, sono andati oltre. Mentre ci distraggono ancora con la propaganda “noi contro loro” ormai stanno schiacciando tutti, stanno livellando tutti verso il basso, sfruttano e disumanizzano tutto e tutti. Le politiche sull’immigrazione o sul lavoro sono solo leve di un’unica precisa strategia. Non per altro all’inizio del 2016 si sono avuti due decreti accoppiati il cui risultato è colpire tutti indiscriminatamente. Chiunque non faccia parte dell’alta e ricca borghesia, chiunque sia “colpevole” di povertà e sia escluso dal mondo dei vip e dei potenti. Hanno praticamente fatto propria e applicata la frase di don Milani sulla patria. Divisa la società di fatto in “diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro” hanno scelto come loro patria i secondi e perseguitano i primi. La sinistra o fa la scelta inversa (ovvero la stessa di don Milani) o stiamo solo perdendo tempo e siamo complici nauseanti dell’altra patria.

Nell’estate in cui la barbarie è stata protagonista, in cui si è perseguitata la solidarietà e l’umanità, si sono anche sdoganate le mafie. Sono mesi che va avanti una campagna stampa e politica che sta di fatto “normalizzando” le mafie, sta facendo passare il concetto che i politici condannati per mafia sono perseguitati, che le mafie ormai non sono un pericolo, che la corruzione c’è ma non è un gran problema, si può sopportare. Ma la realtà è un’altra, la realtà è che oggi le mafie s’insinuano e manovrano ovunque. Le moderne mafie muovono i fili di grandi imprese e pubbliche amministrazioni, decidono le sorti di interi territori (un esempio su tutti, Mammasantissima sul dominio massomafioso in Calabria, sarà un caso che una delle più grandi campagne “innocentiste” si schiera con uno dei capisaldi dell’organizzazione colpita in quest’inchiesta?). Usando un termine apparentemente antico ma, in realtà, mai attuale come ora le mafie sono tra le punte di diamante del “sovversivismo delle classi dirigenti”, del sovversivismo del Capitale.

Si vuol far credere che si deve esaltare Marchionne e detestare il poveraccio che cerca di sopravvivere ai margini delle strade. Quegli impoveriti, quegli emarginati, quei lavoratori rimasti senza lavoro, quei malati a cui i diritti son negati sempre più, quelle migliaia di persone assassinate dal capitalismo criminale delle “terre dei fuochi”, quei popoli sotto il tallone di oppressione, militarismo, guerre e terrorismi, il malessere di coloro che subiscono ingiustizie, l’ipersfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori nelle fabbriche, nei magazzini e nei campi, il massacro dei palestinesi a Gaza, la resistenza kurda che continua ad illuminare il cammino degli oppressi e dei ribelli, la narcoprovincia dell’Impero che è ormai l’Afghanistan, ci chiamano e pretendono di essere la priorità, l’unica vera nostra priorità su tutto e tutti. Senza dimenticare quel che accade sulla sponda sud del Mediterraneo, anche con soldi e politiche italiane ed europee nella Libia dei lager e delle mafie, in America Latina (quanti conoscono la lotta odierna del popolo Mapuche in Argentina e per denunciare la scomparsa di Santiago Maldonado?!). Senza dimenticare mai quel che accade nella nostra Italia, a partire dal mondo del lavoro, e dai campi dove dominano il caporalato e lo sfruttamento più disumano, brutale, bestiale. Come possiamo dormire la notte, come possono le nostre coscienze sentirsi a posto, come possiamo pensare ai riti della “grande politica” quando esiste una realtà come quella del ragusano dove il padrone sfrutta e stupra quotidianamente?

Le politiche degli ultimi anni, che hanno spazzato via i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, che hanno precarizzato ancor di più, l’aumento esponenziale ancora una volta di infortuni (anche gravissimi). Il recente incidente ad un ragazzo impegnato nell’alternanza scuola-lavoro, che stava manovrando un muletto, non può essere derubricato a semplice fatto di cronaca. Racconta tantissimo di come stanno trasformando la scuola e di cosa accade nel mondo del lavoro. Quel mondo che sta vedendo nuovamente in piazza gli operai dell’ILVA, posti da governo e padroni davanti ad un destino che li vedrebbe confinati o alla disoccupazione o ad una precarietà ancora maggiore. Nella fabbrica simbolo a Taranto dell’inquinamento ambientale italiano. Simbolo di una storia industriale, ma non solo, che da decenni devasta e impoverisce i territori per poi farne pagare le conseguenze ai territori stessi, ai lavoratori, alla cittadinanza. Riflettere, agire, costruire un’uscita dalla crisi capitalista ambientale verso un modello di sviluppo diverso, ecologico e di giustizia, eco socialista, dev’essere in cima all’agenda di ogni sinistra che sia tale. Il 1° dicembre 1992, quindi non proprio ieri, Alexander Langer propose di diventare “amici degli scarti”. Riprendendo questa sua profetica intuizione ecologista oggi dobbiamo mettere al centro gli emarginati, gli eclusi, gli scartati appunto, della società. Senza mai accettare, omologarci, lasciarci ingabbiare dai triti e ritriti rituali e dalle meschine dinamiche dei palazzi. Don Lorenzo Milani nella lettera scrisse ad un suo amico, Pipetta, nel 1950 che “tra te e i ricchi sarai sempre te povero a aver ragione”. E, aggiunse, “il giorno che avremo sfondata insieme la cancellata di qualche parco, installata insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene Pipetta, non ti fidar di me, quel giorno io ti tradirò”. Don Milani, con queste parole, ripudiava ogni potere, ogni dinamica di potere, metteva prima di ogni logica di schieramento o di “amicizia” gli impoveriti, coloro che subiscono ingiustizie. Rifiutava ogni opposizione, per dirla con Pasolini, che accetti di diventare “un potere essa stessa” i cui rappresentanti si comportano “anch’essi come uomini di potere”. E quante volte chi si è definito di sinistra e progressista, persino compagno e comunista, si è comportato come uomo di potere, si è fatto due conti sull’algebra delle convenienze e degli schieramenti, quante volte si è accettato di tradire gli ultimi e non i Pipetta della situazione? E c’è veramente qualcuno che pensa sia accettabile ripetere questa profonda e oscena scelta?  In nome della “politica”, delle elezioni, di tattiche e strategie presuntuosamente raffinate si sono accettati compromessi, rapporti, alleanze, sostegni. Sono stati messi in secondo, terzo, quarto, quinto piano verità, pensiero, ideali. Si è considerata la politica non la massima attività dell’agire nella società per quel “movimento reale” che punta ad abolire lo stato di cose presenti, ma il luogo in cui cedere al ribasso, trasformare le proprie idee e ideali in una sorta di baratto con chi fino a ieri disprezzavi e combattevi, delle strategie e delle tattiche per stare nel Palazzo e nel Potere. PeppinoImpastato2014Non rinchiuderti nelle tue stanze, rimani amico dei ragazzi di strada” che poi troppo spesso son le stanze delle istituzioni, dei Palazzi, le stanze dei bottoni dove ci si accorda con chi è avversario dei “ragazzi di strada”. E un po’ alla volta lo si è considerato normale, ci si è rassegnati e non si è concepita più altra politica. C’è chi è vissuto  in funzione solo di coloro con cui fare compromessi, coloro che si doveva disprezzare. Ricordate il brano de “I Cento Passi” (discutibile per altri aspetti)  “vivi nella stessa strada, prendi il caffè nello stesso bar, alla fine ti sembrano come te”, ci si abitua alle loro facce, non ci si accorge più di niente. E i ragazzi di strada, gli ideali, le lotte diventano fastidiosi se non funzionali al sistema, alle elezioni, al programma del Palazzo. Un po’ alla volta ci si rassegna che nulla può cambiare per arrivare alla fine ad adeguarsi e pensare che poi “perché cambiare? Alla fine è tanto carino e utile così”. Ma questa non sarà mai sinistra, non sarà mai lotta politica, non migliorerà mai la vita delle classi più deboli ed emarginate, dei lavoratori e degli oppressi. Tutto questa è subalternità, è complicità con padroni e sfruttatori, con la barbarie e la disumanità, con la distruzione e la devastazione. Il compianto Dino Frisullo ci ricorda che, invece, l’unico filo della lettura del mondo per noi è “mettersi dalle parte delle vittime. Guardare il mondo, anche il nostro, con i loro occhi. Con gli occhi dei profughi, dei discriminati, degli incarcerati, degli affamati”, condividere la loro vita. E quando fai tutto questo le dinamiche di palazzo e del politicismo, le compromissioni e i baratti li senti pesanti come macigni, li respingi nauseato, ferito, dilaniato. Perché ti rendi conto che ogni ideale abbandonato, ogni ingiustizia concordata è una coltellata nel fianco di qualcuno che soffre. E con cui tu stesso dovresti soffrire.

Ribelle, una bellissima parola che troppo spesso si dimentica. Ri-belle, doppiamente bello. Perché nulla è più intenso e bello del rimanere in piedi, dell’avere la schiena dritta, del sognare non omologato e amalgamato a potentati e conformisti. Avere una visione di mondo, costruire un mondo diverso e colorato – rispetto al grigiore dei colletti bianchi e del Capitale – vivere nella strada con chi è fuori dal Palazzo e dalla città dell’elite borghese. Troppo spesso questo sembra oggi mancare. Quel partecipare alle manifestazioni non come un rituale corteo ma per respirare insieme alle compagne e ai compagni un’aria diversa, oserei dire migliore, fatta di sogni e di utopie in cammino, di ribellione e di indignazione, di non arrendersi mai e camminare verso quello che ancora non c’è. Ma è lì, dietro l’orizzonte, riprendendo la più celebre frase di Eduardo Galeano. Le storiche lotte della sinistra, la stessa vita dei movimenti pacifisti, no global, non era fini a se stessi. Non era solo una vertenza continua ma ci restituivano una visione di mondo, un cammino preciso. Quel cammino non è sparito, non è confinato ai solai della storia. Perché le istituzioni finanziarie che denunciavamo vent’anni fa, le guerre e i traffici di armi che denunciavamo e ripudiavamo quindici anni fa (e sinceramente amareggia vedere che tranne i movimenti impegnati sul tema, il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Acerbo e pochi altri tantissimi non si sono neanche accorti del Nobel per la Pace all’ICAN), sono ancora lì. La concentrazione delle ricchezze globali, l’aumento della diseguaglianza ad ogni latitudine aumentano quotidianamente. E la troika che ha massacrato (e continua a massacrare, perché quel che accadeva due anni fa accade ancora) il popolo greco è lo stesso Potere che ha distrutto, devastato e affamato interi Paesi di Africa, America Latina e Asia.

La strada chiama, la strada è l’unica salvezza. E allora  l’unica sinistra possibile è una sinistra che restituisca voce e cammini con chi non ha voce e si sente abbandonato, che cammini con gli ultimi, con gli impoveriti, gli oppressi, le vittime di ogni ingiustizia, gli indifesi, si riparta solo e soltanto dalla lotta, da una politica che guardi verso di loro e con loro cammini, combatti, spera. Che restituisce una visione di mondo, che ha il coraggio di sognarlo un mondo migliore, denunciando e lottando. Tutto il resto verrà da solo … perché quando non si perde tempo tra segreterie e palazzi, assemblee blindate e soliti riti stantii, le risposte verranno da sole. E anche quando le intenzioni sono le migliori possibili, non si può neanche per un secondo anche solo apparire di segreteria e di palazzo. Perché comunque si è fallito. Quando si denunciano le guerre e l’aumento delle spese militari non c’è bisogno di porsi domande su certi personaggi in cerca d’autore, quando si lotta accanto ai precari c’è poco da aggiungere su chi ha votato e portato in Italia il precariato più selvaggio, quando si cammina accanto ai popoli oppressi e agli impoveriti di ogni latitudine, quando rivediamo Napoli e Genova 2001, quando ricordiamo chi rappresentò il governo italiano a Seattle nel 1999, chi tradì Ocalan, chi si schierò con le guerre (e partecipò ai tanti aumenti delle spese militari) mentre si tagliavano pensioni, ospedali e tanto altro, non c’è altro da aggiungere. La strada chiama, gli impoveriti, gli ultimi, gli emarginati, l’umanità immersa in tutti i sotterranei della Storia, le vittime delle ingiustizie grandi e piccole quotidiane, chi resiste ai feudalismi clientelari e mafiosi moderni e agli imperialismi di ogni latitudine, indicano l’unica rotta possibile. E in conclusione non posso permettermi di omettere quanto sta succedendo in Abruzzo in queste settimane: la Regione che continua a spendere soldi a pacchi per un pluribocciato project financing per costruire un nuovo ospedale, che li trova prima di subito per ponti sul mare e rimboschimenti di aree incendiate che non dovrebbero neanche essere ipotizzati, che continua a perseguire tagli di ospedali, siamo arrivati persino ai pronto soccorso con colonnina telefonica (tipo SOS autostradali …) e non trova celermente soldi per malattie gravi, autistici, disabili, ipovedenti e ipoudenti. Qua non si garantisce il diritto allo studio, si mandano alunni nelle classi di scuole in larghissima maggioranza pericolose per terremoti e l’assistenza scolastica (sia in aula che nel trasporto) per alcuni non è partita e per chi è partita non si sa fino a quando.

 

Alessio Di Florio

 

Una prima versione di questo testo, qui rielaborato e maggiormente argomentato, è stato pubblicato a questo link https://alleanzapopolareperlademocraziaeluguaglianzaabruzzo.wordpress.com/2017/09/20/il-coraggio-di-sognare-un-mondo-migliore-con-la-lotta/

Scendono la tristezza e la malinconia …

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Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro langolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili(Renato Zero)

Mi vive la tristezza
Nella mia piccola isola di pensieri
speravo in un volo
che portasse via
queste lacrime(cit.)

E dopo non molto guidavo nella pioggerellina del giorno morente, coi
tergicristalli in piena azione ma incapaci di tener testa alle mie
lacrime. (cit.)

Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di
girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime. (Jim Morrison)

C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo (Fabrizio Dé Andre)

Datemi una pietra bagnata
di sangue e di lacrime
per farne scrigno di memoria

perché mi ricordi
i sorrisi spenti
le parole dissolte
le ore spezzate
i sogni sfioriti. (Romolo Liberale)

“Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder reale un’illusione
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,

sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
Siamo come foglie aggrappate che cadon da un ramo”(Francesco Guccini)

Nelle sere d’ottobre ci ritroveremo,
avvolti nel profumo del mare,
a parlare ancora di questa vita,
alle sue promesse mai mantenute,
e ad asciugare queste lacrime, (Il profumo del Mare)

scaviamo fino in fondo al nostro cuore
io voglio solo che arrivi il sangue al cuore,
voglio un sole che arda in mezzo al cielo,
io mi voglio scaldare (Sangue al ♥)

Quando tutte le parole
sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio
per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio
o il destino, o chissà che
che nessuno se lo spiega
perché sia successo a te

quando l’hai capito che
che la vita non è giusta (Il giorno di dolore che uno ha)

“Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo,
né il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita”. (Peppino Impastato)

“la malinconia oggi non va via, come piove sul cuore
la malinconia sembra quasi una prigione
e si arrampica dentro l’anima, scivolando tra i pensieri” (cit. A. A.)

E un giorno ti svegli stupito e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all’asilo…che il mondo là fuori ti aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l’età che s’invola….
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
[…]
che non c’è solo il doce ad attenderti, ma molto d’amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande
[…]
la paura e il coraggio di vivere
come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: “Io ho sempre tentato”(Francesco Guccini)

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”(Salvatore Quasimodo)

“La felicità è come una farfalla che appare e ci incanta per un breve momento, ma subito vola via … questo mondo di merda
non ha più motivi di sopravvivere al cielo
che gli cade addosso (cit.)

« Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.. ». Pablo Neruda

Si vive “in un tale incrocio di dolori” che non si riesce più a vivere, appaiono “troppe le attese frustrate e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le incomprensioni che nascono e segnano, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che il cuore brama e ciò che si riesce a compiere.” Si vorrebbe guardare sempre più in alto, ma il peso della convivenza umana, avvelenata dalla mancanza di umanità, schiaccia al ribasso. […] Ci sono giorni che fanno sentire tutto il loro peso. Un peso enorme, che schiaccia, di illusioni tradite, di incomprensioni, di violenza e di cuori in lacrime. Quanto è grande la differenza tra quel che è e quel che vorremmo. Quanto immensa è la facilità di essere fraintesi, incompresi, travisati, di rimanere soli. […] Si può vivere immersi in una marea sterminata di contatti, di conoscenze e di esperienze e di sentirsi soli. Incompresi. Accade che ci si senta soli, che si rimanga soli. Estranei, lontani. Nel deserto. Si è circondati da decine, centinaia, di persone, ma si vive il deserto dell’anima. Si dona così tanto amore che giunge il giorno in cui se ne ha necessità vitale, fosse anche solo una carezza o una parola di condivisione e conforto. Come fosse acqua. Pura, casta, genuina, vitale. Sgorgante da fonte vera e profonda. La sete arde, ti brucia dentro. Si è donato così tanto amore, dedizione, passione agli altri da non averne più trovato per sé. Ci si sente fragili e indifesi, si ha le necessità di qualcuno al quale stringersi e sostenersi, che sappia chinarsi sulle ferite del tuo cuore (e delle miserie umane) e lenirle. […] Il caricarsi i pesi del prossimo, per allievare le sue sofferenze e curare le sue ferite, l’essere portatori di speranza e di amore, può portare a spingersi troppo avanti. Può condurre nel deserto, dove gli uomini non si amano e non parlano. Dove i pesi diventano eccessivi. Hai scritto nell’ottobre 1992, in ricordo della cara Petra Kelly, il dramma dei “portatori di speranza” che si ritrovano “troppo grande… il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono”. (Alessio Di Florio, articoli in ricordo di Alexander Langer)

“Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne

dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.” (Nazim Hikmet)

“È incomprensibile come un sorriso ti possa affascinare, come due occhi ti possano far innamorare, come un silenzio ti possa far stare male, come una carezza ti possa far rabbrividire, come una voce invada il tuo cuore”(Rita Atria)

“L’amore è sofferenza, pianto, gioia, sorriso. L’amore è felicità, tristezza e tormento. Non si ama con il cuore si ama con l’anima che si impregna di storia, non si ama se non si soffre e non si ama se non si ha paura di perdere…. scompari quando non sei amato”
Alda Merini

“Se tu ami senza suscitare un’amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un infelicità”(Karl Marx)

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