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Nomadi - Alessio Di Florio - blog personale

mafie ingiustizie oppressioni sono valanghe di merda

Tag: Nomadi

Augusto Daolio, un’emozione eterna

6781_a14025  ricordarti in un mattino,
troppo forte più del sole,
che ormai non ce la fa,
a scaldare questo mondo,
fatto solo di tristezza,
troppo grigio ormai per te,
(Ricordarti, Lungo le vie del vento)

 

Ci sono persone che entrano nel cuore degli altri, che sono speciali, uniche, anche se, apparentemente, non hanno particolari e straordinarie qualità. Nei momenti difficili e nei più lieti c’è una persona che la mia mente richiama: Augusto Daolio.
Sono troppo giovane e quindi non ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona, nei concerti. La prima volta che ho sentito la sua voce è stata ad una gita scolastica qualche anno fa. Sull’autobus si cantava, seguendo una musicassetta alla radio, e tra le canzoni spuntò Io Vagabondo. Una sensazione stranissima si impadronì di me. La musica, almeno fino a quel giorno, non mi era mai interessata più di tanto. In pochi istanti mi ritrovai addirittura, tra lo stupore dei presenti, a cantare a squarciagola(una canzone che non conoscevo …). Non lo sapevo, ma quel giorno iniziava una lunga storia …
Passarono gli anni e dimenticai quel giorno. Con gli anni le situazioni diventano diverse, si scoprono emozioni e si attraversano difficoltà. Era un momento particolare della mia gioventù. Casualmente su una rivista lessi che era allegato un disco dei Nomadi. Leggendo qualcosina decisi di lasciarmi andare alla curiosità. Non lo sapevo ma erano proprio gli stessi di Io Vagabondo. Quel giorno Augusto Daolio entrò nella mia vita per non uscirne più. Scoprii un mondo di musica, sogno, speranza, lotta. Canzoni che sono diventate colonna sonora, supporto di una vita. Più passano i mesi e più scopro che per ogni momento c’è sicuramente una canzone dei Nomadi che lo descrive.
Augusto, come lui stesso diceva anche sul palco, non era un uomo bellissimo(di quelli che finiscono oggi sui calendari e fanno impazzire le fans per intenderci), non aveva atteggiamenti da star e la sua voce non era perfetta, aveva asprezze al limite della stonatura in alcuni momenti. Eppure ogni volta che cantava(come non ripensare a quell’Io Vagabondo universalmente noto e cantato) o anche solo appariva all’orizzonte con la sua figura veramente … augusta, era un’emozione. Lui stesso non sapeva spiegarlo e descrivere, in un’intervista la chiamò aura, qualcosa di magico che l’avvolgeva.
Augusto aveva un cuore immenso, una sensibilità come un bambino che “ogni tanto mette le ali e con le parole gioca a rimpiattino”[1] per citare un suo grandissimo amico dei bei tempi andati. Pittore, poeta, cantante, artista eclettico quanto geniale. L’affetto[2] che ha circondato la moglie e i Nomadi dopo la sua morte sono emblema di cosa Augusto ha trasmesso in trent’anni di musica. Migliaia di persone hanno pianto, commosse e addolorate, una persona cara, un amico, un compagno di vita.
Dopo difficoltà e dissidi erano quelli anni di rinascita, una nuova primavera, per i Nomadi. Gente come noi(che è anche il disco di cui parlavo prima, corsi e ricorsi di una vita), una perla straordinaria, uno dei dischi più belli di sempre. A Maggio un primo improvviso lutto: Dante Pergreffi muore in un incidente stradale. Col suo ricordo(sempre proseguito sulle note di Canzone per un’amica, occasione in ogni concerto di dedicare a Dante un pensiero e un saluto) si realizzò il tour di quell’anno. Noi tutti, Ago compreso, non lo sapevamo ma il destino si preparava ad infierire. La moglie Rosi e Beppe erano riusciti a mantenere il riserbo fino all’ultimo. Un tumore ci stava rubando a poco a poco Augusto per portarlo via. Era il 7 ottobre di ormai tredici anni fa quando la notizia colse tutti di sorpresa: Augusto era morto. Morì praticamente sul palco. La tournée fu interrotta solo dopo un malore di Ago, quando ormai sembrò impossibile continuare, date le sue condizioni di salute. Quei mesi resteranno, magici ed eterni, nella memoria nomade. Augusto sembrava un altro, quasi trasfigurato(presentimento di quel che stava arrivando? aveva forse capito tutto e per questo cercava di dare ancor di più? chissà, solo il cielo lo sa …), con una voce e una vitalità immensi, straordinari. E un altro disco era pronto, uscito poi postumo, diventando il suo testamento[3].
Ma Augusto, nonostante la sua crudele e tragica morte, non ci ha mai veramente lasciato. Come ripete sempre Beppe una parte di lui continua a vivere. Nei suoi quadri, nelle sue poesie, semplici, profonde e commoventi, ma soprattutto nelle canzoni. Con quella voce tutt’altro che perfetta, ma forse proprio per questo ancora più emozionante, pronta ad infiammare il cuore. Io Vagabondo, il manifesto di un ideale, il simbolo di un sogno. Il sogno di poter seguire le rotte degli Aironi Neri, cercando Ad est, ad est una vita più autentica, le piazze da riempire d’amore e le stelle della città che portiamo nel cuore. Una città dove contano l’amicizia, la sincerità, la cordialità, l’amore. Questo è stato Ago, scheggia di un mondo migliore, persona che ha attraversato questo mondo senza mai appartenervi. Di questo lo ringrazieremo sempre, continuando a farlo vivere nei nostri cuori, di queste emozioni.
Grazie alle sue canzoni è possibile andare avanti, proseguire nel cammino verso il sogno. Dolce evasione dall’ipocrisia, dai falsi sentimenti, dai giudici dell’altrui coscienza, dai benpensanti e dai perbenisti d’ogni risma volando sulle rotte del cuore e dell’utopia.

 

[1] L’amico è Francesco Guccini, autore di molti vibranti successi dei Nomadi con i quali nel 1979 si ritrovò anche sul palco per alcuni concerti, immortalati poi in un album. La canzone è Una canzone, dall’album Ritratti dell’anno scorso.
[2]Dopo la morte di Augusto, dalla spontaneità e generosità del popolo nomade, nacqua l’Associazione Augusto per la Vita. Per ricordarlo grazie alla solidarietà. http://www.augustoperlavita.it
[3]L’album era Contro e si chiudeva con la canzone Ad est, ad est. Augusto non sapeva e quindi non avrebbe mai potuto. Ma quella canzone è diventata il suo lascito, quasi il tuo testamento spirituale. Le parole sembrano quelle di un addio, di una dedica a chi rimane.

Ad est, ad est

Sembrano mani i rami del melo
sembrano dita che graffiano il cielo
un conto veloce di quanto possiedo
i soldi di carta e tanta rabbia
per questa vita che si spegne di corsa
come un fuoco di foglie
come un lampo nel cielo.

Ad est ad est, adesso si va
ad est ad est, tra gli alberi bianchi
ad est ad est, lì troverò la vita
ad est ad est, contro il vento di levante

Sembrano un’eco i rumori del vento
il corpo risponde, risponde più volte
uno sguardo veloce alla mia casa
con tanta rabbia per quei dipinti rimasti in bianco
tra i discorsi di tanti in barba ai santi
a tutti i santi.

Ad est ad est, adesso si va
Ad est ad est, da dove nasce il sole
Ad est ad est, là troverò la vita
Ad est ad est, perchè non è finita.

Ad est ad est, adesso si va
Ad est ad est, da dove nasce il sole
Ad est ad est, ritroverò la vita
Ad est ad est, perchè non è finita.

Addio Ago, o forse è meglio scrivere arrivederci. Perché un giorno ci ritroveremo. No, non è finita e non finirà mai. Grazie di tutto. E salutaci le stelle. Un maledetto giorno d’autunno, mentre le foglie cadevano dai rami, ti ha strappato lontano da noi. Una ferita lancinante nel cuore che mai si rimarginerà, un dolore troppo acuto
i nostri cuori. Grande, caro Augusto, la tua musica, la tua poesia, i tuoi quadri, il tuo cuore puro e innocente come un bimbo che gioca in spiaggia, hanno fatto il miracolo.
Perché tu resti vivo e la tua voce continua ad accompagnarci. E’ bello, come dice Beppe, lasciarsi cullare dalle canzoni de I Nomadi cantate da te. E basta chiudere gli occhi e sembra di sentirti
accanto a noi “Perché non è finita…”. Salutaci le stelle mentre noi cerchiamo di “Ricordarti in un mattino troppo grigio”.

 

Alessio Di Florio

Pubblicato per la prima volta il 20 dicembre 2005 su PeaceLink http://www.peacelink.it/nobrain/a/14025.html

Come nave inquieta in cerca di tempesta che rapisce

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Si vaga nomadi come nave inquieta in cerca di tempesta
profonda, che scuote e rapisce
Non acquazzoni improvvisi di primavera
Illusori, che non durano che un attimo
Nati con un’ala soltanto per cercare l’ala mancante
e allora che sia un angelo vero e che l’ala voli lassù
dove le nuvole fan sognare e si respira aria pura
Nocchiero basta ti prego
non illuder più
Non guidar ancora verso porti senz’approdi
dove uscendo cicatrici scavano l’animo
e sanguina il cuore
non far credere primavera
se l’autunno più grigio
già attende il suo tempo
se ancora inganno ti guida
lascia qui, nomadi vaganti
senza meta nell’oceano dell’illusione nel domani (ADF)

“[…] adesso basta vaghiamo nella nebbia/nessuno conosce nessun’altro puoi guardarmi negli occhi/è tutto scritto qui […] scuoti il mio sonno docile ed arreso/fa che io ceda a sogni ardenti […] Io non so se conosci quel che sei/o sei quello che volevi somigliare ma temo che/basti un po’ di sole a scioglierci le ali e abbagliarci sai […] vedi non so più neanche parlarne/nessuno possiede nessun altro lo sai/ma guardami negli occhi è tutto scritto qui […]”
“[…]perchè se tu sapessi quanto ho camminato
e poi mischiato pane e lacrime[…]”
“[…] Io voglio solo/che arrivi sangue al cuore/voglio un sole/che arda in mezzo al cielo/io mi voglio scaldare[…]” (Amore che prendi amore che dai, Nomadi)

Scendono la tristezza e la malinconia …

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Un gran freddo dentro l’anima,
fa fatica anche una lacrima a scendere giù.
Troppe attese dietro langolo,
gioie che non ti appartengono.
Questo tempo inconciliabile gioca contro te.
Ecco come si finisce poi,
inchiodati a una finestra noi,
spettatori malinconici,
di felicità impossibili(Renato Zero)

Mi vive la tristezza
Nella mia piccola isola di pensieri
speravo in un volo
che portasse via
queste lacrime(cit.)

E dopo non molto guidavo nella pioggerellina del giorno morente, coi
tergicristalli in piena azione ma incapaci di tener testa alle mie
lacrime. (cit.)

Alcuni dicono che la pioggia è brutta, ma non sanno che permette di
girare a testa alta con il viso coperto dalle lacrime. (Jim Morrison)

C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo (Fabrizio Dé Andre)

Datemi una pietra bagnata
di sangue e di lacrime
per farne scrigno di memoria

perché mi ricordi
i sorrisi spenti
le parole dissolte
le ore spezzate
i sogni sfioriti. (Romolo Liberale)

“Ma ogni storia ha la stessa illusione, sua conclusione,
e il peccato fu creder reale un’illusione
Ora il tempo ci usura e ci stritola in ogni giorno che passa correndo,

sembra quasi che ironico scruti e ci guardi irridendo.
Siamo come foglie aggrappate che cadon da un ramo”(Francesco Guccini)

Nelle sere d’ottobre ci ritroveremo,
avvolti nel profumo del mare,
a parlare ancora di questa vita,
alle sue promesse mai mantenute,
e ad asciugare queste lacrime, (Il profumo del Mare)

scaviamo fino in fondo al nostro cuore
io voglio solo che arrivi il sangue al cuore,
voglio un sole che arda in mezzo al cielo,
io mi voglio scaldare (Sangue al ♥)

Quando tutte le parole
sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio
per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio
o il destino, o chissà che
che nessuno se lo spiega
perché sia successo a te

quando l’hai capito che
che la vita non è giusta (Il giorno di dolore che uno ha)

“Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
né il canto del gallo,
né il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita”. (Peppino Impastato)

“la malinconia oggi non va via, come piove sul cuore
la malinconia sembra quasi una prigione
e si arrampica dentro l’anima, scivolando tra i pensieri” (cit. A. A.)

E un giorno ti svegli stupito e di colpo ti accorgi che non sono più quei fantastici giorni all’asilo…che il mondo là fuori ti aspetta e tu quasi ti arrendi capendo che a battito a battito è l’età che s’invola….
Poi un giorno in un libro o in un bar si farà tutto chiaro,
[…]
che non c’è solo il doce ad attenderti, ma molto d’amaro
e non è senza un prezzo salato diventare grande
[…]
la paura e il coraggio di vivere
come un peso che ognuno ha portato,
la paura e il coraggio di dire: “Io ho sempre tentato”(Francesco Guccini)

“Ognuno sta solo sul cuor della terra
trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera”(Salvatore Quasimodo)

“La felicità è come una farfalla che appare e ci incanta per un breve momento, ma subito vola via … questo mondo di merda
non ha più motivi di sopravvivere al cielo
che gli cade addosso (cit.)

« Ognuno ha una favola dentro, che non riesce a leggere da solo. Ha bisogno di qualcuno che, con la meraviglia e l’incanto negli occhi, la legga e gliela racconti.. ». Pablo Neruda

Si vive “in un tale incrocio di dolori” che non si riesce più a vivere, appaiono “troppe le attese frustrate e le delusioni che inevitabilmente si accumulano, troppe le incomprensioni che nascono e segnano, troppo grande il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono, troppa la distanza tra ciò che il cuore brama e ciò che si riesce a compiere.” Si vorrebbe guardare sempre più in alto, ma il peso della convivenza umana, avvelenata dalla mancanza di umanità, schiaccia al ribasso. […] Ci sono giorni che fanno sentire tutto il loro peso. Un peso enorme, che schiaccia, di illusioni tradite, di incomprensioni, di violenza e di cuori in lacrime. Quanto è grande la differenza tra quel che è e quel che vorremmo. Quanto immensa è la facilità di essere fraintesi, incompresi, travisati, di rimanere soli. […] Si può vivere immersi in una marea sterminata di contatti, di conoscenze e di esperienze e di sentirsi soli. Incompresi. Accade che ci si senta soli, che si rimanga soli. Estranei, lontani. Nel deserto. Si è circondati da decine, centinaia, di persone, ma si vive il deserto dell’anima. Si dona così tanto amore che giunge il giorno in cui se ne ha necessità vitale, fosse anche solo una carezza o una parola di condivisione e conforto. Come fosse acqua. Pura, casta, genuina, vitale. Sgorgante da fonte vera e profonda. La sete arde, ti brucia dentro. Si è donato così tanto amore, dedizione, passione agli altri da non averne più trovato per sé. Ci si sente fragili e indifesi, si ha le necessità di qualcuno al quale stringersi e sostenersi, che sappia chinarsi sulle ferite del tuo cuore (e delle miserie umane) e lenirle. […] Il caricarsi i pesi del prossimo, per allievare le sue sofferenze e curare le sue ferite, l’essere portatori di speranza e di amore, può portare a spingersi troppo avanti. Può condurre nel deserto, dove gli uomini non si amano e non parlano. Dove i pesi diventano eccessivi. Hai scritto nell’ottobre 1992, in ricordo della cara Petra Kelly, il dramma dei “portatori di speranza” che si ritrovano “troppo grande… il carico di amore per l’umanità e di amori umani che si intrecciano e non si risolvono”. (Alessio Di Florio, articoli in ricordo di Alexander Langer)

“Senti la tristezza
del ramo che si secca
del pianeta che si spegne

dell’animale infermo
ma innanzitutto la tristezza dell’uomo.” (Nazim Hikmet)

“È incomprensibile come un sorriso ti possa affascinare, come due occhi ti possano far innamorare, come un silenzio ti possa far stare male, come una carezza ti possa far rabbrividire, come una voce invada il tuo cuore”(Rita Atria)

“L’amore è sofferenza, pianto, gioia, sorriso. L’amore è felicità, tristezza e tormento. Non si ama con il cuore si ama con l’anima che si impregna di storia, non si ama se non si soffre e non si ama se non si ha paura di perdere…. scompari quando non sei amato”
Alda Merini

“Se tu ami senza suscitare un’amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un infelicità”(Karl Marx)

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