Popoff Quotidiano. Fermare Ombrina, raffineria galleggiante al largo dell’Abruzzo

Il devastante progetto di trivellazioni ha ottenuto il parere favorevole per avvelenare l’Adriatico e l’Abruzzo. E’ il solito regalo del Pd alle multinazionali

di Alessio Di Florio

La notizia era inattesa da moltissimi ed è stata resa pubblica da associazioni e movimenti ambientalisti: il 6 marzo scorso la Commissione VIA nazionale ha espresso parere positivo ad Ombrina Mare, il contestato progetto petrolifero al largo della costa abruzzese. Dal 2007 l’Abruzzo è protagonista di un’intensa stagione di mobilitazione no triv, ed oggi il no ad Ombrina Mare è il vertice avanzato di questa mobilitazione. Il vasto fronte impegnato nella lotta ambientalista motiva il no ad Ombrina Mare affermando che “secondo le stime della stessa società proponente, ogni giorno saranno immessi in atmosfera circa 200 tonnellate di fumi da combustione dai motori, dal termodistruttore e dalla torcia atmosferica; nei pochi mesi di perforazione e prove di produzione saranno prodotti 14mila tonnellate di rifiuti tra fanghi perforanti ed altro”  da quella che viene definita una “vera e propria raffineria in mare”. La piattaforma avrà le dimensioni di “35 metri per 24 metri per 43,50 metri di altezza sul livello medio marino (come un palazzo di 10 piani)” che rimarrebbe per 25 anni ormeggiata davanti la costa teatina “collegata  ai 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi”, e “ad una grande nave della classe Panamax riadattata per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, definita Floating Production, Storage and Offloading (FPSO), posizionata con ancoraggi a 10 km di distanza dalla costa. La nave avrebbe le seguenti dimensioni: 320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima”. A collegare il tutto ci sarebbero “da 36 a 42 km di condotte per olio, gas e acqua di produzione/strato, o posate o affossate in trincee scavate sul fondale. Per questa ragione, lungo 16-17 km di queste condotte sarà vietato l’ancoraggio a tutte le navi per una fascia larga 926 m; pertanto, considerando anche una zona di divieto di 500 metri dalla FPSO e dalla Piattaforma, tra 1531 a 1624 ettari di mare saranno interdetti all’ancoraggio”.

Contro questo progetto il 13 aprile 2013 almeno 40.000 persone sono scese in piazza a Pescara nella più grande manifestazione che sia mai avvenuta in Abruzzo (neanche le maggiori mobilitazioni unitarie sindacali hanno mai avuto di questi numeri). In questi due anni tutti gli schieramenti politici, compresi coloro che avevano votato durante il governo Monti il “decreto Passera” (che aveva riavviato l’iter, precedentemente bloccato, di Ombrina), hanno preso svariati impegni contro la realizzazione del progetto. Ma, nonostante tutto questo, il 6 marzo la Commissione VIA nazionale ha dato il suo parere “positivo con prescrizioni” (ad oggi non note in quanto il provvedimento è “in predisposizione”).

Contro l’individuazione delle trivellazioni petrolifere come “interesse strategico”, così come stabilito dallo “Sblocca Italia”, che favorirebbe anche la “deriva petrolifera” abruzzese, Sinistra Anticapitalista Abruzzo nei mesi scorsi aveva attaccato le scelte del governo Renzi affermando che non possono essere accettate “perché non si può cancellare il futuro dell’Abruzzo e l’espressione chiara e netta della cittadinanza del 13 Aprile 2013, quando oltre 40.000 persone scesero in piazza a Pescara nella più grande manifestazione della storia dell’Abruzzo” e che i partiti oggi presenti in Parlamento e tutte le rappresentanze istituzionali (presenti due anni fa in piazza) “sono chiamati a scegliere tra gli interessi di pochi e l’interesse dell’Abruzzo, sono chiamati a scegliere tra la coerenza a quella loro partecipazione e il profitto delle multinazionali.

Durissima la reazione indignata della professoressa Maria Rita D’Orsogna, docente al CSUN di Los Angeles e sin dal 2007 impegnata nel movimento no triv abruzzese, che ha scritto sul suo blog (http://dorsogna.blogspot.com) “la vergogna principale va alla classe politica, tutta” criticando l’ex governatore Chiodi (centrodestra), l’ex sottosegretario Legnini(PD), oggi vicepresidente del CSM, la senatrice Stefania Pezzopane(PD), l’ex assessore Mauro Febbo (Forza Italia), il deputato Fabrizio Di Stefano (Forza Italia) e l’attuale governatore D’Alfonso(PD), oltre ai sindaci che si sono opposti al parco nazionale della costa teatina. In una lettera aperta la prof.ssa D’Orsogna ha chiesto a D’Alfonso di “spendere tutto quello che ha, chiamando Matteo Renzi, Gianluca Galletti, quelli del Ministero dell’Ambiente, chiunque possa avere voce in capitolo, e li deve chiamare tutti i santi giorni, li deve ossessionare su questa storia che Ombrina non s’ha da fare. Deve esigerlo. Deve andare su tutte le testate giornalistiche e in tutte le trasmissioni televisive nazionali a denunciare lo scandalo di Ombrina – ambientale e democratico”.

Per il Forum Abruzzese dei Movimenti dell’Acqua si tratta della dimostrazione che il Governo Renzi ha a cuore esclusivamente le sorti dei petrolieri che frequentano le sue cene di finanziamento e non certo la tutela del mare italiano e delle attività turistiche e agricole degli italiani. E’ una decisione che calpesta i diritti degli abruzzesi a governare il destino del proprio territorio”. Lo stesso Forum ricorda che Ombrina sorgerebbe in un territorio che dal 2001 dovrebbe essere protetto da un Parco Nazionale istituito nel 2001 ma di cui ad oggi non è ancora conclusa la perimetrazione (il commissario nominato nell’agosto scorso dal governo ha dichiarato che completerà “entro due mesi” il suo mandato). Per il WWF Abruzzo il parere positivo ad Ombrina dimostra che “le ragioni ambientali ed economiche di tutto un territorio non valgono nulla rispetto alle richieste delle multinazionali del petrolio” ed ha definito “paradossale” che il nuovo progetto di Ombrina sorgerà nell’area individuata per un Parco Nazionale la cui istituzione sta subendo “fortissimi ritardi” di cui, aggiunge l’associazione, “qualcuno dovrà assumersi le responsabilità”.

Nei giorni scorsi la composizione della commissione VIA è finita nel mirino di due interrogazioni dell’europarlamentare del GUE Eleonora Forenza e dalla deputata del Movimento5Stelle Federica Daga. Eleonora Forenza ha dichiarato che un membro della commissione “Vincenzo Ruggiero, veniva definito nel 2008 dalla Prefettura di Reggio Calabria, nella procedura di scioglimento del Consiglio Comunale di Gioia Tauro per mafia fortemente sospettato di essere asservito alla cosca Piromalli – Molè – Stillitano; due membri sono stati sostituiti nel 2014 dopo l’arresto per appalti sulle bonifiche (Luigi Pelaggi, già capo di gabinetto del Ministro) e per gli appalti dell’Alta Velocità (Gualtiero Bellomo); un membro, Vincenzo Sacco, amico del politico Marcello Dell’Utri condannato per concorso esterna in associazione mafiosa, è stato indagato per corruzione per il Progetto Geogastock approvato dalla Commissione stessa”. Il Fatto Quotidiano in un articolo ha aggiunto che nella stessa commissione è presente Antonio Castelgrande, che secondo il quotidiano sarebbe stato iscritto alla P2. Alla luce di queste notizie il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, Zona Ventidue, il Coordinamento No Triv Abruzzo e Nuovo Senso Civico hanno chiesto ai ministri Galletti e Franceschini di non firmare il Decreto sull’autorizzazione per Ombrina Mare, ricordando che la Corte Costituzionale “ha chiarito che l’organo politico nell’ambito delle procedure di V.I.A. non deve per forza seguire pedissequamente una valutazione di tipo tecnico proprio perché si tratta di scelte che riguardano la destinazione di interi territori con conseguenze importanti per i cittadini. Pertanto vi è spazio per scelte di carattere politico per bilanciare gli interessi in gioco”, e a Regione ed enti locali di intervenire sul Governo in tale direzione. Sempre alla Regione Abruzzo i movimenti chiedono di “costituire immediatamente un gruppo di lavoro permanente assieme con i comitati per affrontare per tempo tutte le vicende connesse alla deriva petrolifera che il Governo Renzi vuole imporre al nostro territorio”.

Sulla composizione della commissione VIA nazionale il Forum Abruzzese dei Movimenti per l’Acqua Pubblica ha reso noto che fino allo scorso 19 marzo il rappresentante della Regione Abruzzo era ancora Antonio Sorgi, ex superdirigente fino a pochi mesi quando è stato arrestato dopo un’inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara. L’ex consigliere regionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo, ha affermato che “consiglierei a D’Alfonso di cambiare slogan: più che Regione facile direi facilona!” e che “procedere alla nomina dopo aver incassato il parere favorevole a Ombrina è davvero grottesco”. L’esponente della segreteria nazionale del PRC attacca D’Alfonso accusandolo di essere “talmente impegnato nello stare ovunque che evidentemente frequenta poco le carte che gli competono”.

Domenica 29 marzo un’assemblea pubblica per “attivare … una mobilitazione efficace che sia in grado di fermare il progetto Ombrina Mare” si terrà a San Vito Marina ospitata dal Centro Sociale Occupato Autogestito Zona Ventidue.

Pubblicazione originaria: Popoff Quotidiano http://popoffquotidiano.it/2015/03/27/fermare-ombrina-raffineria-galleggiante-al-largo-dellabruzzo/

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Informazioni su Alessio Di Florio

Militante comunista libertario e attivista eco-pacifista, referente abruzzese dell’Associazione Antimafie Rita Atria, dell'Associazione Culturale Peppino Impastato e di PeaceLink, Telematica per la Pace. Collabora tra gli altri con Telejato.it, Popoff Quotidiano e altri siti web. Autore di articoli, dossier e approfondimenti sulle mafie in Abruzzo, a partire da mercato degli stupefacenti, ciclo dei rifiuti e rotta adriatica del clan dei Casalesi, ciclo del cemento, post terremoto a L'Aquila, e sui loro violenti tentativi di dominio territoriale da anni con attentati, intimidazioni, incendi, bombe con cui le mafie mandano messaggi e tentano di marcare la propria presenza in alcune zone, neofascismo, diritti civili, denunce ambientali tra cui tutela coste, speculazione edilizia, rischio industriale e direttive Seveso.

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