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Alessio Di Florio - blog personale

Alessio Di Florio - blog personale

mafie ingiustizie oppressioni sono valanghe di merda

Insufficienze, limiti, errori e macigni

“la verità bisogna dirla anche sulle proprie insufficienze sui propri limiti”

“Poi rimango solo, e sento per la prima volta una gran voglia di piangere. Tenerezza, rimorso e percezione del poco che si è potuto seminare e della lunga strada che rimane da compiere … Sono troppo stanco per rispondere stasera…

 

Questo monologo del film “I Cento Passi”, per quanto in realtà mai pronunciato e la scena romanzata rispetto a quanto realmente accaduto, mi è sempre piombato come macigno sul cuore. Sferza, schiaffeggia, inchioda, toglie il respiro. E lo stato d’animo di don Tonino raccontato nella sua lettera da Sarajevo tante volte in questi anni l’ho condiviso. Forse mai come in quest’ultimo periodo. Sono settimane che questa bacheca è rimasta, da parte mia, in silenzio. Non è casuale e non sono le parole a mancare. Ne mancano il senso e la forza, chiuso per ko tecnico. Ci sono momenti della vita che pesano e fanno pesare tutto e di più, molto più di quanto (caro Alexander l’avevi scritto prima dell’albero di albicocco e quanto quelle parole risuonano nella mediocrità stantìa e senza respiro della vita) possa permettere il normale cammino. Momenti in cui anche il fisico non regge più e la corda arriva quasi a spezzarsi, anzi forse si è ormai spezzata.

Quelle parole di Peppino scuotono, si conficcano, i propri limiti, la verità che va detta sui propri limiti, errori, appunto sul poco seminato e la strada che appare sempre terribilmente lunga. Nella corsa sfrenata di ogni giorno, nel rincorrere ci sono momenti che irrompono come sberle e si impongono. E, per quanto si voglia cercare di omettere, spostare, far finta di niente, dribblarla quella domanda come fiume impetuoso torna a ricordare la propria esistenza. E la risposta porta spesso, terribilmente spesso, allo stesso stato d’animo di don Tonino nelle notti bosniache.

Possiamo sognare, credere, volare con la fantasia, cercare di far quello che vogliamo ma la realtà questa è. E ci si deve fare i conti. Ancor di più in tempi di pandemia in un piccolo scorcio di provincia, in un bastardo posto (parafrasando Guccini) dove le nuvole si fermano non settimane ma sempre. E impongono di essere onesti con gli altri e con se stessi. Ci si trova in gabbia sperso e solo nel pluriverso della vita che in realtà pesa come uno zeroverso. E, dalle macerie di questo periodo, se mai ci sarà un vero post e un ritorno al prima, più che speranza assale il terrore. Di fronte al peso degli errori, dei limiti, delle insufficienze, della distanza tra quel che si vorrebbe fosse e quel che è o non è. E s’impone scavare, affrontare, ammettere. E arrivano le sberle della vita che denudano e disvelano. Mancano il fiato e le forze, il peso di errori, per non aver saputo distinguere e capire chi dovevo tenermi stretto di più e chi invece avrei dovuto allontanare molto prima, per i sogni infranti e non realizzati, per i progetti naufragati, per tutto quello che non è stato e doveva, per le volte in cui sono stato fin troppo inopportuno. Perché ci si sente di troppo, sopportati, incapaci, un peso per gli altri e un macigno i comportamenti subiti da altri. Che credevi amici, sinceri, veri, cum-panis. Ed invece … E sono situazioni che fanno male, coltellate dritte al cuore. Si piange e si vorrebbe scomparire perché quando troppe volte si ripete, troppe volte si rimane soli e spersi, troppe volte ci si sente di peso, inopportuni, sopportati ma non troppo, alla fine l’errore, lo sbaglio, l’insufficiente sei tu. E ci si ferma. Si può sognare ma la vita vera resta qui, con le sue sberle e delusioni, col sentirsi solo perché quel che sogni di notte e di giorno, nel cuore e nella mente troppe volte si è infranto all’alba, troppe volte son stati solo film nella propria mente. Il cui flusso non si vuol interrompere, continua a prendere a sberle e ad infierire. E ad una certa età il copione di film iniziati male e finiti peggio pesa sempre più. Si, a 37 anni la solitudine e i sogni infranti, il vedere sempre e solo altri realizzarsi e rimanere qui sempre nello stesso pianto, smarrimento, nel non realizzare, nel cuore che anela e brucia e poi rimanere bruciati e con le ossa ogni volta più rotte fa male, fa terribilmente male. E’ solo un pianto che sconquassa sempre più. E la domanda avanza ogni volta più forte: dove si è sbagliati? Perché continua ad illudersi? Perché tutto s’infrange e continua ad infrangersi? E le risposte diventano sempre più severe verso se stessi. E nel dissolvimento si vorrebbe quasi scomparire …

 

Si dovrà ripartire, con sempre meno forza e convinzione, con sempre più peso e nel vortice delle sberle e delle gabbie, del non stato e non sarà. Ma scuse immense sono dovute, perché il fisico che non regge e la corda che si spezza o quasi, il dover sopportare, il trovarsi questo peso davanti ha conseguenze sugli altri. Scuse immense per tanto, tanto. Perché si è, per i limiti, gli sbagli, le insufficienze, gli errori le cui esternalità ricadono su altri. Purtroppo si è sempre e ancora qui. Ko tecnico e forse si dovrebbe riaprire, ha senso? E’ giusto e consentito farlo? Nello scomparire che non compare, nella dissoluzione risposte non ci sono. E pesa tutto sempre più. “Non è finito un cazzo” è frase che da tanti anni risuona nella mente e nel cuore. E, scusami immenso Roberto che da lassù ci guardi e proteggi, comincia a vacillarmi.

 

 

Non cercare chi pensa come te ma le belle persone che pensano

 

“Lo scandalo spaventa chi non è intelligente perché fra nero e bianco c’è sempre tanta gente” (La voce dell’amore, cit.)

“Non cercare chi la pensa come te ma chi pensa” (e chi riscalda il  e l’anima)

sempre più facile etichettare, giudicare, incasellare, intruppare, scatenare guerre tra le persone, dividere con solchi infiniti. Ma di tutto questo che farsene? Perché? Secondo il solco più violento dei nostri tempi potrei finire in una delle etichette/caselle. Ma ho i miei interrogativi e domande. E la persona che più ha scaldato questi giorni, questo periodo, unico (per quanto pesante e tagliente come una lama per certi versi) raggio di sole ne ha ancor di più e di diversi. E dovrebbe scivolare per lor signori nell’altra casella. Eppure rispetto, affetto, gratitudine sono infiniti. E solo il cuore sa quanto ancor di più vorrebbe anche se sa che è impossibile (anche per quelle fottute etichette che ci ingabbiano)

“Non cercare chi la pensa come te ma chi pensa” (e chi riscalda il  e l’anima)

“Lo scandalo spaventa chi non è intelligente perché fra nero e bianco c’è sempre tanta gente” (La voce dell’amore, cit.)

 

È bello avere a che fare con persone belle. È ancor più bello avere a che fare con belle persone. “Ma è la stessa cosa!” dirà qualcuno. No, non è la stessa cosa e la differenza è sottile, ma mica poi tanto, e voi l’avete già intuita.

Se dico che qualcuno è una persona bella, intendo parlare di solito del suo aspetto fisico: ha un bel viso, un bel corpo, un bel portamento…

Se parlo di “bella persona” mi riferisco a qualcosa di diverso: una bellezza interiore che prende magari anche l’aspetto fisico e lo trasfigura: una bellezza interiore insomma che fa apparire bello (o per lo meno “non brutto”) anche il naso storto.

Cerchiamo, ed è giusto, di essere persone belle, nei limiti del possibile, ovviamente. E la nostra società ci spinge volentieri (ci ossessiona?) in questa direzione.

Forse non prestiamo così tanta attenzione ad essere belle persone.

Peccato, perché il nostro mondo ne ha bisogno. Ha bisogno estremo di gente dall’animo luminoso e profumato, che sono come la lavanda nel cassetto della biancheria: non fa rumore, ma quando apri, la senti.

Un caro saluto.

(CITAZIONE)

Il raggio di sole illude e non si può fuggire

si fermano tanti giorni

Che non vedi più il sole e le stelle

E ti sembra di non conoscere più

Il posto dove stai

Vanno

Vengono

Per una vera

Mille sono finte e si mettono lì

Tra noi e il cielo

Per lasciarci soltanto una voglia di pioggia

(FDA)

Ci sembrò di vedere spuntare un raggio di sole là fuori

Sole pallidissimo, certo, ma sole

Ma era vero?

Il raggio di sole era sparito, vero o falso che fosse stato

Sarebbe tornato o no?

Poi più nulla

Non so se tutti morimmo a stento o facilmente

Nè se morimmo davvero, nè se eravamo mai nati

Nè se tutto questo è un sogno, come un sogno questo maledetto grande freddo

Che ci tiene chiusi qui e ci attanaglia là fuori

(Claudio Lolli)

ingabbiati da nuvole finte, ipocrite, false e squallide, che ingabbiano e attanagliano l’illusione di un raggio di sole, per quanto appunto dolorosa illusione, un abbraccio umano con una persona più che cara, sentire anche solo la voce da lontano, per un attimo resta balsamo e prezioso. Torna poi il grande freddo, resta la sofferente e soffocante illusione, il puzzo delle nuvole che rendono nero nero come la pece ogni orizzonte ma anche solo per un attimo fa tornare a respirare … è illusione, è schiaffo dell’orizzonte dell’illusione ma fuggir appare dolorosamente impossibile…

Non ho più l’età per elemosinare attenzioni.

Non ho più l’età per aspettare che le cose si rimettano a posto.

(non avrei più l’età per i sogni e i film che finiscon male ma l’illusione torna sempre a bussare…appare impossibile ma come fermare il chissà e la disperata speranza?)

Ancora una volta? Ancora dio delle montagne russe e delle spine infierisci? Illudersi ancora? Fino a quando continuerai a giocare con questo relitto nell’infinita tempesta?

 

Stabilimento «a rischio incidente rilevante» che lavora con Esercito e Nato – raccolta articoli pubblicati dopo l’ultimo incidente mortale

In attesa del futuro, senza dimenticare nulla di questi mesi e cercando di tenere sempre alta l’attenzione e non solo. Senza nulla dimenticare, ricordando tutto ma proprio tutto. Fatti, atti, circostanze e reazioni da leggere attentamente. Qualcosa nei mesi è cambiato, non tutto è ancora attuale, ma merita attenzione per capire e comprendere. 

Piani di emergenza esterna, chi li ha visti?
https://www.wordnews.it/piani-di-emergenza-esterna-chi-li-ha-visti

«Situazione drammatica», tre operai morti a Casalbordino dopo esplosione in fabbrica https://www.wordnews.it/situazione-drammatica-undici-anni-fa-lultima-precedente-grave-esplosione

Casalbordino, esplosione in fabbrica. L’ultimo grave precedente undici anni fa https://www.wordnews.it/casalbordino-esplosione-in-fabbrica-lultimo-grave-precedente-undici-anni-fa

Prefettura sospende licenzia all’impianto dell’esplosione. Procura si oppone a incidente probatorio https://www.wordnews.it/prefettura-sospende-licenza-allimpianto-dellesplosione-procura-si-oppone-a-incidente-probatorio

Grippa: «ci sono tanti interrogativi»
https://www.wordnews.it/grippa-ci-sono-tanti-interrogativi

A dicembre l’esplosione in uno «stabilimento a rischio incidente rilevante» che uccise tre operai https://www.wordnews.it/a-dicembre-esplosione-in-stabilimento-a-rischio-incidente-rilevante-uccise-tre-operai

Esplosione di Natale che uccise 3 operai, stabilimento ancora sotto sequestro e futuro incerto
https://www.wordnews.it/esplosione-di-natale-che-uccise-3-operai-stabilimento-ancora-sotto-sequestro-e-futuro-incerto

Abruzzo, in morte di tre operai
https://www.qcodemag.it/indice/interventi/abruzzo-in-morte-di-tre-operai/

http://www.lagiustizia.info/abruzzo-impianto-che-lavora-con-esercito-e-nato-8-mesi-fa-lesplosione-che-uccise-3-operai/

Non potete fermare il vento, gli fate solo perdere tempo. NON CI FERMERANNO NEANCHE SE CI ABBATTONO

Da questa mattina non è più online il profilo facebook del coordinatore del movimento Agende Rosse Abruzzo, intitolato a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Massimiliano Travaglini. Motivo: facebook gli ha bloccato il profilo dopo un tentativo di accesso abusivo. Nelle ore precedenti abbiamo pubblicato su Wordnews.it articolo con l’intervista alla signora Angela Manca, madre di Attilio assassinato dalla mafia, e l’avvocato Fabio Repici.

Questo è l’articolo

Attilio Manca è Stato ucciso
Un OMICIDIO di Stato per nascondere la latitanza di Provenzano

https://www.wordnews.it/attilio-manca-e-stato-ucciso

Quanto sta avvenendo, ora contro Massimiliano, è solo l’ultimo attacco in ordine di tempo. Attacchi iniziati l’anno scorso, quando pubblicammo vari articoli ed interviste sulla trattativa Stato-mafia e sui vari gangli dello statomafia. Non ci siamo fermati, anche se tutt’ora probabilmente ancora il sito potrebbe essere sotto attacco e alcune conseguenze le vediamo quotidianamente o quasi. Dopo mesi di segnalazioni e blocchi a gennaio fu spazzato via, dopo undici anni di attività, il mio vecchio profilo facebook. Con sicuramente grave danno e molti contatti che non ho ancora recuperato e chissà se mai riuscirò. Successivamente anche sull’attuale, sul profilo twitter e su varie email ci sono stati attacchi e tentativi di accesso abusivo. Altri di noi hanno subito a loro volta attacchi informatici Ci sarebbe tanto da dire e anche da riflettere, sulle conseguenze di attacchi sui social e su  determinati comportamenti, su chi c’era e c’è e chi omertoso e vigliacco si è eclissato. Non volendola fare troppo lunga, oltre a render noto quanto sta accadendo a Massimiliano, un concetto basilare e fondamentale va oggi ribadito dopo che ad aprile – nei giorni in cui WordNews.it (dopo anche 30/40.000 attacchi contemporanei) era crollato – l’abbiamo scritto e gridato a caratteri cubitali

NON POTETE FERMARE IL VENTO, GLI FATE SOLO PERDERE TEMPO

NON CI FERMIAMO NEANCHE SE CI ABBATTONO

QUESTA GENTAGLIA INDEGNA E VIGLIACCA NON VINCERA’ MAI E ANZI OGNI VOLTA SAREMO ANCORA PIU’ CARICHI ED AGGUERRITI

Continueremo a scrivere degli omicidi di Attilio Manca e Luigi Ilardo, di ogni scellerata trattativa Stato-mafia, dei sistemi criminali che stanno sfruttando l’emergenza pandemica, dei clan che insozzano, violentano, spacciano, aggrediscono, rappresentano anche solo con la loro esistenza un’insulto, un’offesa, una minaccia, una vergogna. Che siano i clan siciliani o campani, le batterie foggiane o baresi, il mondo di mezzo di Roma ed Ostia e i loro indegni, vigliacchi, nauseanti, volgari, arroganti, schifosi, immondi parenti abruzzesi e molisani, i corrotti e i colletti bianchi, le ecomafie e i politicanti da strapazzano e i loro complici e sodali in giacca e cravatta e l’elenco potrebbe essere infinito. Perché ogni mafia è una montagna di merda, perché ad ogni livello questi personaggi non meritano che gli venga riconosciuta nessuna dignità. Perché la malapianta di gentaglia come riina, provenzano, messina denaro e i tanti complici anche, se non soprattutto, nello statomafia, vanno solo schifati, emarginati, sputati come dice da anni Pino Maniaci di Telejato.it .

Nel silenzio, nell’omertà, nella complicità, nella vigliaccheria di tanti, troppi – basta anche solo vedere molti silenzi, anche se la certezza che tutto viene letto, e quanti pubblicano i comunicati dell’Associazione Antimafie Rita Atria-PeaceLink Abruzzo e di Azione Civile Abruzzo e quanti invece anche i più sconclusionati, arroganti, ignoranti, sgrammaticati e illeggibili di signorotti e personaggi di bassissimo profilo ma utili ai materassi di piume e alle loro stronzate – i nomi e i cognomi, le indicibili realtà mafiose e criminali li facciamo e li continuiamo a fare. Nomi e cognomi, soprattutto delle famiglie imparentate col mondo di mezzo romano e monnezze simili da villa del fuoco a Pescara al vastese tutto dove per tutto si intende tutto ma proprio tutto tutto, spacciatori, usurai, estorsori, violenti, schifosi e immondi fino al midollo, che esiste anche in Abruzzo ed è florido il depravato mercato della schiavitù sessuale – dieci anni dopo l’assassinio di Lilian Solomon il cui sangue ancora oggi è un durissimo j’accuse verso tutti i carnefici, dai papponi ai “clienti” a chi tace e gira la testa dall’altro lato. E l’elenco potrebbe essere infinito. E quindi consegno tutta l’indignazione, la rabbia, la convinzione che NON CI FERMERANNO NEANCHE SE CI ABBATTONO E CHE NON DAREMO MAI TREGUA a questi video pubblicati su youtube proprio nelle settimane in cui alcuni di noi erano sotto attacco, il nuovo attuale profilo facebook e twitter stavano subendo accessi abusivi e il sito di WordNews.it è crollato

NE’ STATOMAFIA NE’ MAFIOSETTI DEI MONDI DI MEZZO CI SPAVENTANO, ATTACCHINO SUL WEB E NON SOLO STIGRANCA***

Manca e Ilardo sono stati assassinati, le scellerate trattative Stato-mafia vanno svelate fino in fondo ed è impegno proritario per giustizia per quel che è stato e sostegno a chi lotta, le monnezze indegne locali i cui cognomi sono ben noti le abbiamo nominati, li nominiamo e li continueremo a nominare dal Ferro di Cavallo pescarese a Casalbordino e Vasto, non definiremo mai una tragedia la morte di lavoratori che lavoravano in una azienda dove non c’era un centrimetro quadro regolare (nonostante la tracotanza dei servi dei servi del padrone di ogni tipo), lo sfruttamento della prostituzione continueremo a denunciarlo nonostante indifferenze e omertà, idem ogni crimine patriarcale e pedopornografico, che le ingiustizie sociali gridano e pretendono impegno e denuncia forte, fortissima, sempre accanto agli ultimi, alle vittime e ai sofferenti anche

Tra gli articoli più letti dell’anno su WordNews.it c’è questo https://www.wordnews.it/fuochi-dartificio-diffusi-in-tutti-i-sistemi-criminali-per-segnalare-presenza-sul-territorio

ha avuto oltre 11500, non bastano. Sono numeri che invitano, e l’invito lo raccogliamo in toto, a tornarci su, a ribadire e denunciare, a schifare ed indignarsi, a ripetere che un certo rampollo fa schifo ed è indegno come quella bestia del padre e che ci vergogniamo noi per chi lo ha accolto, coccolato, festeggiato e per chi continua (a quanto pare, social docet) a starci in contatto. Che a certe famiglie non si dà tregua a Roma e ad Ostia così come a Pescara, Casalbordino e Vasto. E non ci si fa certo intimidire dall’arroganza vuota di certo politicume immondo, giovanni più vecchi dei loro nonni, cretinetti imbelli che possono ammantarsi di belle parole, proclami di sinistra e progressisti ma valgono meno di mezzo centesimo di euro.

I VIGLIACCHI DELLE FALSE MEMORIE E COSCIENZE

http://heval.altervista.org/vigliacchi-delle-false-memoria-e-coscienze/

NON POTETE FERMARE IL VENTO, GLI FATE SOLO PERDERE TEMPO

http://heval.altervista.org/non-potete-fermare-il-vento-gli-fate-solo-perdere-tempo/

Dopo le segnalazioni i tentativi di forzare ed entrare abusivamente. Questa gentaglia indegna e vigliacca NON VINCERA’ MAI!

http://heval.altervista.org/dopo-le-segnalazioni-tentativi-di-forzare-ed-entrare-abusivamente-questa-gentaglia-indegna-e-vigliacca-non-vincera-mai/

Grazie del pensiero ma accendo e vado avanti

http://heval.altervista.org/grazie-del-pensiero-ma-accendo-e-vado-avanti/

rimaniamo sempre in contatto, permettetemi di denunciare, attivarmi, camminare con voi e seguirvi

http://heval.altervista.org/rimaniamo-sempre-contatto-permettetemi-di-denunciare-attivarmi-camminare-con-voi-e-seguirvi/

Basta! Anche io ora dico la mia (di Ilaria Di Roberto)

Violenze maschili contro le donne, patriarcato, femminicidi anche in vita: la testimonianza di Ilaria Di Roberto – scrittrice, artista, attivista femminista radicale, vittima di violenza e cyber bullismo – dopo le parole di Barbara Palombelli.

di Ilaria Di Roberto

screenilaria In questi giorni abbiamo assistito ad una bufera di indignazione generale a seguito dell’intervento della giornalista – nonché conduttrice del noto programma Forum –  Barbara Palombelli, pronunciatasi in merito alle probabili cause e dinamiche che roteano attorno ai reati di femminicidio. È innegabile che tutto questo mi abbia lasciato piuttosto scossa, non solo in qualità di attivista impegnata costantemente nella lotta contro la violenza di genere, ma in ogni modo umanamente possibile.

Qualche giorno fa sono stata contattata dalla redazione di Forum, la quale essendo a conoscenza della mia vicenda già nota alla stampa italiana, mi ha proposto di presenziare al programma in una puntata in cui avrebbero affrontato da vicino la tematica del Revenge Porn, ovviamente utilizzando la mia esperienza personale per inscenare l’ennesimo spettacolo tragicomico sulla pelle di donne, la cui vita si è realmente trasformata in una tragedia.

A dispetto delle accuse reiterate dall’opinione pubblica, la sottoscritta – etichettata da tre anni a questa parte come “arrivista”, “amante della notorietà”, “intenta a sbarcare il lunario poiché indigente” – ha declinato l’invito della redazione a partecipare al programma; partecipazione altresì retribuita – aggiungo – trattasi nell’eventualità di un’interpretazione degna di Nobel.

È appurato che per quanto sia un programma di rilievo, considerando che le ingiustizie sono all’ordine del giorno, si tratta comunque di storie pressappoco inventate e degnamente interpretate da presumibili attori, artisti da strada o gente comune che vivendo in uno stato di precarietà, si accontenta di fare qualche comparsata in Tv pur di rimediare pranzo e cena. Di primo acchito, credevo si trattasse di una semplice comparsa tra il pubblico del programma o in extremis di dover raccontare la mia vicenda in maniera approssimativa senza entrare troppo nel merito, allo scopo di sensibilizzare gli adolescenti alla tematica del revengeporn. Invece mi è stato chiesto di dissimulare il ruolo di una vittima di cyberbullismo, irretita in un secondo momento da una setta, interpretando  me stessa nel corso di una delle udienze.

Guardo Forum da quando avevo 7 anni e benché si tratti di un programma spazzatura, dedito per lo più alla spettacolarizzazione smoderata di un dolore per giunta mal interpretato da presumibili cavie – pronte a calarsi nel ruolo di vittime – sono cresciuta con l’idea che questo programma rappresentasse a tutti gli effetti l’espressione massima di giustizia. O almeno finché a dare un senso e autenticità al programma non fosse la grande Tina Lagostena Bassi che nelle vesti di giudice, rivoluzionava il mondo con il suo operato e il suo costante impegno a sostegno delle donne vittime di violenza.

Sette donne sono state uccise nell’arco di una settimana.

Sette donne uccise presumibilmente DA UOMINI e IN QUANTO DONNE, in virtù di un macro-sistema di portata millenaria. Un sistema fagocitato da una cultura ampiamente sessista e vincolato ad archetipi che affondano le proprie radici in un modello socio-culturale patriarcale, all’interno del quale la donna occupa una posizione subalterna rispetto all’uomo ed inevitabilmente ne diventa oggetto di violenza.

E rimarco SETTE.

SETTE donne uccise barbaramente.

Ottantatré dall’inizio del 2021.

Donne strappate alla vita per mano di chi asseriva di amarle, assassinate per aver avuto il coraggio di dire NO o perché i propri compagni, mariti, fidanzati – e rimarco UOMINI – non riescono ad accettare la fine di una relazione, optando anziché per la rassegnazione, per la prevaricazione, nonché massima espressione di potere e di controllo del cosiddetto “sesso forte” sulle donne, sempiternamente bollate come “sesso debole”.

Nessuna di queste donne merita di essere omessa:AllessandraZorzin, Sonia Lattari, Giuseppina Di Luca, Rita Amenze, Angelica Salis, Ada Rotini, Vanessa Zappalà, Catherine Panis e Stefania ChiarissaPanis, ShegushePaeshti, Silvia Manetti, Marylin Pera, Lorenza Monica Vallejo Mejia, Vincenza Tortora, Ginetta Giolli, Chiara Gualzetti, Silvia Susana VillegasGuzman, Sharon Micheletti, Alessandra Piga, Bruna Mariotto, PereraPriyadarshawie, Maria Carmina Fontana, TundeBlessing, Angela Dargenio, Ylenia Lombardo, Emma Elsie Michelle Pezemo, Silvia Del Signore, Saman Abbas, Annamaria Ascolese, Tina Boero, Elena RalucaSerban, Dorina Alla, Ornella Pinto, Rossella Placati, Deborah Saltori, Clara Ceccarelli, Lidia Peschechera, LuljetaHeshta, Piera Napoli, Ilenia Fabbri, Sonia Di Maggio, Teodora Casasanta, Roberta Siragusa, Victoria Osagie, Sharon Barni.

E questi sono soltanto i casi noti alla stampa.

Nomi diversi, storie diverse, epopee di donne violate nella propria integrità fisica e psichica, accomunate da un’unica matrice, la stessa che si adombra dietro ad ogni caso di femminicidio: essere uccise “in quanto donne”, in ottemperanza ad un sistema brutale che ci vuole serve e schiavi volontarie della perversione machista e che ci silenzia, qualora si cerchi impugnare le armi e rovesciare tale paradigma. Un sistema che ci impone il dolore e ci costringe a trovare attenuanti per i nostri maltrattanti; che ci sospinge verso il basso fino a reprimere i nostri sentimenti, i nostri istinti e la nostra – passatemi il termine – ESASPERAZIONE, dovuta pressappoco al senso estenuante di impotenza di fronte alle falle legislative, istituzionali, burocratiche e a quella lunga serie infinita di norme e regole sociali che mirano alla nostra distruzione.

Donne martoriate moralmente, isolate, perseguitate, molestate, accoltellate, strangolate, sgozzate e stuprate barbaramente pochi attimi prima della tragedia, nei minuti antecedenti all’atto finale, quando qualcuno – per indole o per “predisposizione biologica” –  si arroga il diritto di decidere per loro, della loro vita, sul loro corpo.

Ho ascoltato le parole di Barbara Palombelli relativamente alla questione dei femminicidi e per attimo ho creduto si trattasse di uno scherzo, o nella peggiore delle ipotesi dell’ennesimo becero tentativo di narrazione tossica a danno delle donne. Ma non è stato così. Riporto la sua espressione così com’è stata pronunciata nel corso della trasmissione di Forum, in onda il 17/9/21:

«Questi uomini erano completamente fuori di testa obnubilati oppure c’è stato un comportamento esasperante, aggressivo anche dall’altra parte?».

Parole agghiaccianti, deplorevoli e del tutto contestabili, oltre che di una pericolosità estrema. Figlia e serva di un sistema che rivittimizza le donne creando attenuanti per i carnefici, un volto noto come quello di Barbara Palombelli ci ha dimostrato ancora una volta quanto possa essere imperante e così profondamente radicata la cultura dello stupro all’interno della nostra società. Di fatto, non solo dimostra di non aver compreso la differenza sostanziale tra un femminicidio e un omicidio – nel cui caso vengono a mancare il movente e la matrice, ossia la particella “in quanto donna” che nel primo caso invece sussiste – ma ha deliberatamente spostato l’attenzione dagli autori della violenza alla vittima, deresponsabilizzando seppur velatamente il carnefice dal crimine commesso. Crimine, secondo la sua opinione, derivante dal comportamento esasperante della donna che viene ammazzata.

E lo ha fatto trascurando che non si tratti di meri casi isolati – nel contesto dei quali è lecito indagare su ambo le parti e porsi domande – bensì di una violenza di natura millenaria che non si riduce ad un singolo colpevole, ma ad anni ed anni di credenze, archetipi, stereotipi, diktat e retaggi che derivano da una cultura misogina e patriarcale.

Non smetterò mai di rimarcare che la morte fisica della donna, sia solo l’acme di un lungo ciclo di violenze sofferte, denunciate, silenziate e talvolta rigettate dalla magistratura italiana.

Per ogni vittima di stupro alla quale viene domandato com’era vestita al momento del fatto o a ogni survivor a cui viene rimproverato di essersi fidata troppo del proprio compagno, al punto da condividere con lui del materiale privato, una donna muore o rischia di morire ammazzata proprio per mano di quest’indifferenza generale opacizzata dall’ipocrisia di una società ormai alla deriva. La stessa indifferenza che davanti ad una “semplice” (in senso figurato) molestia da strada, ci fa alzare le spalle e dire “che vuoi farci? L’uomo è cacciatore” impedendoci di arginare il problema alla radice, prima che un brutto sogno si trasformi in tragedia.

Studiare e analizzare le dinamiche che roteano attorno ai reati di violenza è di importanza vitale poiché non solo ci aiuta a comprendere che non esiste rabbia, esasperazione, gonna, alcol, droga che possano giustificare un atto tanto barbaro quanto crudele come il femminicidio, ma ci induce inevitabilmente a razionalizzare e ad interiorizzare il pensiero che non esistono domande che possano smantellare più di duemila anni di patriarcato, il cui unico antidoto è la rieducazione della classe che esercita il potere sin dall’alba dei tempi. Una rieducazione che non venga impartita unicamente dalle “madri” – come sovente si legge nei commenti sui social davanti ad un caso di stupro – ma a partire dalle scuole, dalle istituzioni, dalla società stessa e che miri soprattutto al disfacimento delle narrazioni tossiche davanti alle quali a mio avviso, ci si indigna sempre troppo poco.

Le parole, scandite a voce alta da Barbara Palombelli, sono l’ennesimo colpo sferrato a danno delle donne, ma anche il trionfo e il sollievo di chi ritiene che la colpa della morte delle donne, sia sempre delle donne stesse. Parole che nella pretesa indignazione generale, hanno lasciato emergere la puntuale ipocrisia italiana.

Di fatto, ciò che dobbiamo chiederci non è tanto se una donna, il cui cadavere è ancora caldo, possa aver esasperato il suo assassino al punto da ucciderla, ma la ragione per la quale tentiamo ancora di emulare la rappresentazione di una società paritaria, fingendo che la modalità adottata dalla Palombelli non sia anche il racconto nazionale che quotidianamente si fa della violenza di genere in Italia. Le medesime linee narrative pressappochiste che viaggiano in modo più o meno esplicite su tutti i media e che, a ogni donna uccisa per movente patriarcale, ci impone titoli del tipo “L’ha uccisa perché lei voleva lasciarlo”, apponendo ad un atto brutale come il femminicidio la reazione ad un’ingiustizia emotiva.

La narrazione della Palombelli non è altro che il disseppellimento di una convinzione popolare e “popolana” scalcagnamente esplicita, drammaticamente ripresa da tutti i media per ciò che concerne le narrazioni tossiche relative alla mattanza a danno delle donne.

Scuse, alibi, giustificazioni non plausibili create a tavolino per  diffondere la convinzione che tutto ciò che non è realizzabile umanamente, sia facilmente ottenibile mediante la violenza. E non solo: una volta ottenuto, avrai anche un intero sistema a supportarti e che per quanto scellerato sia, sarà eternamente disposto a trovare aggravanti per le vittime e attenuanti per il carnefice.

Auspico che la Mediaset prenda in considerazione la possibilità di un’azione disciplinare contro la conduttrice, non solo per il suo messaggio palesemente diseducativo e pericoloso, ma anche per aver incoraggiato e alimentato un’ulteriore mattanza a danno delle donne.

Cara Barbara, se fossi un uomo non oserei mai esprimermi in maniera tanto fraudolenta, ma da donna ESASPERATA quale sono, credo di potermene arrogare il diritto: la prossima volta facci un favore, STAI ZITTA.

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Ilaria Di Roberto, nelle ultime settimane nuove molestie, minacce e anche un’aggressione

https://www.pressenza.com/it/2021/06/ilaria-di-roberto-nelle-ultime-settimane-nuove-molestie-minacce-e-anche-unaggressione/

https://www.telejato.it/cronaca/ilaria-di-roberto-nelle-ultime-settimane-nuove-molestie-minacce-e-anche-unaggressione/

Petizione online Stop all’odio generalizzato verso le donne sui social

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Basta dare la colpa agli abiti

https://www.pressenza.com/it/2021/03/basta-dare-la-colpa-agli-abiti/

8 Marzo: tra politica, falsi miti e sentimentalismo tossico

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Manifestazione o scenografia?

https://www.pressenza.com/it/2021/03/manifestazione-o-scenografia/

Basta uccidere animali per divertimento, in corso raccolta firme per referendum. Mobilitazione anche a Vasto.

L’estate 2021, segnata anche dai devastanti incendi e dal terrore seminato da piromani e criminali di ogni tipo, sarà ricordata come la stagione in cui i cambiamenti climatici e il surriscaldamento del Pianeta stanno svelando tutta la loro devastazione, distruzione e pericolosità per la stessa sopravvivenza umana. Lo ha documentato anche uno studio pubblicato di recente dall’IPCC dell’Onu, un codice rosso per l’umanità https://www.pressenza.com/it/2021/08/codice-rosso-per-lumanita/ , sempre più vitale lo stop al “climate monster” l’allarme lanciato dall’associazione eco-pacifista PeaceLink https://www.pressenza.com/it/2021/08/nuovo-rapporto-onu-sul-clima-peacelink-stop-in-italia-al-climate-monster/ . Sicuramente incolpevoli, al contrario di una parte importante del genere umano, e sofferenti in maniera atroce, dilaniante e insopportabile tutto il resto del regno animale. Troppo spesso gli “uomini” si dimenticano che non sono gli unici presenti sul Pianeta Terra e un ottuso e arrogante antropocentrismo omette che il genere umano è solo una piccola, per quanto la più devastante e predatrice, parte del vastissimo regno animale. Esistono tantissime altre creature, che hanno diritto di esistere e che sicuramente non hanno nessuna colpa per i cambiamenti climatici e ogni saccheggio e devastazione ambientale. La specie umana è, in più, l’unica esistente guerrafondaia e che uccide altre specie animali anche solo per sport e divertimento.

Di fronte la terribile sofferenza che la fauna sta vivendo per questa torrida estate in tanti territori si stanno levando voci che chiedono lo stop all’imminente apertura della stagione venatoria. E, trentuno anni dopo, un’ampia coalizione di associazioni, comitati e movimenti si sta mobilitando per la proposta di referendum per abolire la caccia.  «L’obiettivo è quello di eliminare la caccia ludico-sportiva su tutto il territorio italiano» ha sintetizzato la proposta in una recente intervista televisiva Olimpia Storoni del Comitato Si Aboliamo la Caccia.

 

 

«La caccia è un’ampia fonte di inquinamento del territorio, sia per i rifiuti (come le cartucce che rimangono disseminate nei terreni) che per l’inquinamento da piombo subito dai terreni – ha evidenziato Olimpia Storoni nell’intervista – In secondo luogo per una questione di conservazione della fauna che, come documentano le ricerche dell’ISPRA, è in sofferenza per il 53% delle specie terrestri. In terzo luogo per una questione di sicurezza delle persone, soprattutto chi vive in campagna e chi vuol fruire della natura mediante sport naturali». Se accolta, leggiamo sul sito nazionale https://www.referendumsiaboliamolacaccia.it/wp-content/uploads/2021/07/abrogazione-attivita-venatoria.pdf  del Comitato, la proposta referendaria «dovrebbe liberarci dalla presenza dei cacciatori e consentirci di godere a pieno la meravigliosa natura di ognuna delle nostre Regioni italiane senza il timore di uscire feriti, o peggio, da una passeggiata e senza l’inaccettabile annosa devastazione della fauna selvatica del nostro paese». Per approfondire ogni aspetto della proposta ed informarsi su come sostenerla e firmare c’è il sito nazionale https://www.referendumsiaboliamolacaccia.it dove è disponibile anche la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (avvenuta il 22 maggio scorso) dell’annuncio di richiesta del referendum abrogativo https://www.referendumsiaboliamolacaccia.it/wp-content/uploads/2021/07/richiesta-abrogativa-depositata-21_5_21.pdf che permette di conoscere tutti i dettagli della proposta.

Anche a Vasto, provincia di Chieti in Abruzzo, città devastata dal terrorismo criminale incendiario il 1° agosto*, l’8 agosto** e il 16 agosto***, la mobilitazione è in corso. Sarà possibile firmare presso i banchetti in piazza Diomede il 21, 22 e 23 agosto dalle 19 alle 23 e presso l’ufficio elettorale comunale negli orari di apertura al pubblico.

volantinonocaccia

* https://www.wordnews.it/abruzzo-un-inferno-militarmente-pianificato

https://www.pressenza.com/it/2021/08/incendi-in-abruzzo-terrorismo-mafioso-organizzato-in-maniera-militare/

https://www.telejato.it/ambiente/incendi-in-abruzzo-terrorismo-mafioso-organizzato-in-maniera-militare/

 

** https://www.wordnews.it/incendi-vasto-bruciata-anche-discarica-abusiva-in-via-salce-ripetutamente-documentata-e-denunciata

https://www.wordnews.it/assedio-di-fuoco-tra-i-rifiuti-bruciati-anche-amianto

http://heval.altervista.org/incendi-vasto-bruciata-discarica-abusiva-via-salce-tante-volte-denunciata-galleria-fotografica/

http://heval.altervista.org/dopo-incendio-vasto-8-agosto-nuovi-rifiuti-tra-la-cenere-misterioso-canale-e-pesante-interrogativo-bruciato-anche-amianto-galleria-fotografica/

 

*** https://www.wordnews.it/incendi-a-punta-aderci-si-rivelano-criticita-gravi-in-una-zona-colpita-da-incendi-quasi-ogni-anno

Dopo incendio Vasto 8 agosto, nuovi rifiuti, tra la cenere “misterioso” canale e pesante interrogativo: bruciato anche amianto? – galleria fotografica

FOTOGRAFIE SCATTATE NEL POMERIGGIO DEL 9 AGOSTO

ARTICOLO SU WORDNEWS.IT

https://www.wordnews.it/assedio-di-fuoco-tra-i-rifiuti-bruciati-anche-amianto

LA PRECEDENTE GALLERIA SU QUESTO BLOG DEL 9 AGOSTO

http://heval.altervista.org/incendi-vasto-bruciata-discarica-abusiva-via-salce-tante-volte-denunciata-galleria-fotografica/

Gli articoli pubblicati in questi anni sulla discarica abusiva e gli incendi di rifiuti del febbraio e luglio 2017

– https://www.wordnews.it/discarica-abusiva-continua-in-via-salce-a-vasto-presentato-nuovo-esposto

– Via Salce, la discarica continua

– Vasto, strada invasa dai rifiuti e cedimenti del manto 

– Vasto, via Salce strada o discarica? 

– Vasto, via Salce sempre più discarica: oltre 115 i metri quadrati coperti da rifiuti 

– Discarica via Salce, se quattro anni vi sembran pochi … 

– Vasto, «annunciazione, annunciazione»: Punta Aderci, isola ecologica, ludopatia, via salce

– Via Salce e Lebba, continuano le discariche abusive

https://www.telejato.it/ambiente/discarica-abusiva-continua-in-via-salce-a-vasto-presentato-nuovo-esposto/

– https://www.telejato.it/ambiente/vasto-via-salce-e-contrada-lebba-discariche-continue/

– https://www.telejato.it/ambiente/vasto-storia-di-un-viadotto-autostradale-di-rifiuti-e-una-strada-che-cede/

– http://www.lagiustizia.info/autostrade-dabruzzo-il-viadotto-tra-fusti-tossici-rifiuti-di-ogni-tipo-e-una-strada-che-cede/

– https://www.pressenza.com/it/2019/05/autostrade-dabruzzo-il-viadotto-tra-fusti-tossici-rifiuti-di-ogni-tipo-e-la-strada-che-sta-cedendo/

– http://heval.altervista.org/quei-fusti-sotto-il-viadotto-che-tornano-alla-memoria/

Incendi Vasto, bruciata discarica abusiva in via Salce tante volte denunciata – galleria fotografica

INCENDIO 8 AGOSTO

 

9 AGOSTO, NEI PRESSI DI LOCALITA’ BUONANOTTE, STRADA CHE SCENDE VERSO SAN SALVO MARINA

VIA SALCE SOPRALLUOGO DEL 9 AGOSTO POMERIGGIO

 

 

Gli articoli pubblicati in questi anni sulla discarica abusiva e gli incendi di rifiuti del febbraio e luglio 2017

– https://www.wordnews.it/discarica-abusiva-continua-in-via-salce-a-vasto-presentato-nuovo-esposto

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Bellezza, inquietudine, cicatrici e feritoie. E raggi nel buio

“Ho sempre pensato che le ‘belle’ persone
non siano né facili né scontate.

Le belle persone non sono
nemmeno per tutti, perché non si fanno attraversare da tutti
e nemmeno tutti sono in grado di farlo.
Le immagino come una rosa.
Non le puoi raggiungere sentendo
solo il profumo o ammirandone i colori.
Non le conosceresti mai a fondo.

Le belle persone spesso hanno passati
ingombranti, la pelle graffiata.
Per arrivare al cuore
devi passare dalle spine.
Graffiarti, mischiare il sangue,
asciugare le lacrime che bagnano il cuore,
scambiarci la pelle, l’odore.
Sono infatti convinto
che le belle persone non profumano.
Le belle persone lasciano segni.
Graffiano”.

Soumaila Diawara, attivista politico maliano rifugiato in Italia e autore di poesie.

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